Sanità, scuole specializzazione. Tortorella (Consulcesi): Aumentare posti disponibili per evitare fuga medici

Il 20 luglio si svolgerà la prova nazionale per l’ammissione alle Scuole di specializzazione di area sanitaria per l’anno accademico 2020/2021. “Spero che il numero di borse di studio a disposizione dei giovani medici sia maggiore quest’anno” commenta Massimo Tortorella, presidente Consulcesi, alla luce della pubblicazione del bando. “Ad ogni concorso, le borse delle scuole di specializzazione si rivelano di gran lunga inferiori al fabbisogno reale, generando un imbuto formativo tra neolaureati e quanti entreranno nel mondo lavorativo. Molti giovani medici si sentono frustrati e costretti a trasferirsi all’estero, dieci mila medici in dieci anni sono andati via, dopo i soldi spesi per formarli, creando un enorme vulnus nel Servizio Sanitario Nazionale” prosegue Tortorella, a capo del network legale e formativo in ambito sanitario.

“La pandemia ha portato in luce l’enorme carenza di personale medico nel nostro paese e la precaria condizione dei medici.”, continua Tortorella. “È più che mai urgente che le istituzioni competenti rivedano le norme che regolano il percorso di studi in medicina per l’accesso ad ogni grado di formazione, per favorire l’aumento di medici in Italia e per migliorare le prestazioni del SSN”, conclude Tortorella.

Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi, lancia l’allarme: “Operatori sanitari allo stremo e senza adeguato riconoscimento”

Emergenza COVID – 19, ma non solo: colletti bianchi e operatori socio – sanitari sono allo stremo. È Massimo Tortorella, Presidente del pool legale Consulcesi, a lanciare l’allarme: “I nostri operatori sanitari continuano a essere spremuti e, per di più, non sempre lo fanno in condizioni di sicurezza. Con il rischio anche di sacrificare la propria salute fisica e mentale. Tutto questo senza un adeguato riconoscimento”. La situazione descritta dal Presidente di Consulcesi Massimo Tortorella è stata solo acuita dalla pandemia poiché, anche prima del COVID – 19, la situazione era già instabile, precaria e difficile. Il diffondersi ed il protrarsi dell’emergenza sanitaria da ormai più di un anno ha reso più difficile la vita professionale di medici ed operatori socio – sanitari, attualmente costretti a sostenere turni sfiancanti e ferie negate. Infatti, alle carenze di personale non si è mai risposto con nuove assunzioni e, il lungo momento di emergenza, ha messo in evidenza una situazione già critica e complessa. 

Pertanto, la direttiva 2003/88/CE, che incoraggia la sicurezza e la salute dei lavoratori e nell’articolo 6 afferma che l’orario settimanale di lavoro deve essere in media di 48 ore al massimo, non viene rispettata. Inoltre, nelle 48 ore deve rientrare anche la corresponsione di uno straordinario. Sempre all’interno della medesima direttiva e all’articolo 3 si parla del diritto al riposo. A tal proposito, si afferma che ogni giorno devono essere riservate “11 ore consecutive di ristoro e un periodo di riposo di minimo 24 ore consecutive per ogni periodo lavorativo della durata di 7 giorni”. L’articolo 17 della stessa direttiva consente “agli stati membri la possibilità di introdurre delle deroghe ai limiti imposti al riposo minimo giornaliero e alla durata massima dell’orario settimanale”, soprattutto qualora si tratti “di servizi relativi all’accettazione, al trattamento e/o alle cure prestati da ospedali o stabilimenti analoghi, comprese le attività dei medici in formazione”. 

Tuttavia, questa opzione può essere presa in considerazione solo se, in un secondo momento, il lavoratore ottenga un adeguato periodo di riposo appropriato. In casi eccezionali, se questo periodo non può essere concesso per motivi di causa maggiore, lo stesso deve essere tutelato con un’adeguata protezione. L’Italia ha impiegato molto tempo prima di recepire la direttiva e si è adeguata a alla disciplina europea solo in seguito ad un pronunciamento emesso dalla Commissione Europea nel novembre 2015. In seguito a questo riconoscimento, molti professionisti del settore hanno avanzato richieste di rimborsi e risarcimenti. Infatti, stando alla disciplina legislativa e alle Direttive europee, il personale medico e socio – sanitario avrebbe diritto a decine o centinaia di migliaia di euro di risarcimento. Dunque, lo scatenarsi e il protrarsi dell’emergenza sanitaria ha reso più evidente e complessa la situazione nel comparto medico, portando ad un autentico sfruttamento dei lavoratori del settore. Questa situazione estrema rischia di far impennare il numero di azioni legali, che potrebbe avere conseguenze economiche notevoli per i conti delle aziende sanitarie e le economie del Sistema Sanitario Nazionale. Inoltre, le conseguenze di questa situazione di sfruttamento potrebbero generare anche un impatto negativo sullo stato psico – fisico del personale stesso. 

Consulcesi lancia il corso di formazione Ecm “Il Covid-19 tra mutazione e varianti”

Covid, Rasi a operatori sanitari e a tutti gli italiani:  “Vaccinatevi con fiducia e avremo normalità dal prossimo autunno” 

Massimo Tortorella: «Aiutiamo a diffondere cultura sui vaccini partendo da formazione di medici e operatori sanitari»

Guido Rasi: «Anche contro le varianti sono i vaccini la migliore arma»

«I vaccini sono la migliore arma che abbiamo per contrastare le varianti, sia quelle già note che quelle future. Se vogliamo uscire da questa pandemia dobbiamo vaccinarci con fiducia. Il mio invito alla vaccinazione va in particolare ai nostri operatori sanitari: fidatevi della scienza, proteggete voi stessi e proteggerete anche i vostri pazienti». È l’appello lanciato da Guido Rasi, direttore scientifico di Consulcesi, in occasione della web conference “Covid-19: tra vaccini e varianti”, che lo ha visto protagonista insieme al presidente di Consulcesi Massimo Tortorella. L’incontro lancia un nuovo corso Ecm che affronta le recenti evidenze in tema di varianti del SARSCoV-2, proseguendo così l’impegno del provider medico-sanitario verso l’educazione continua dei medici e degli operatori sanitari Corso ECM Il Covid-19 tra mutazione e varianti. Una nuova sfida per i vaccini e le terapie 

«Formazione è la parola chiave per uscire dalla pandemia, insieme ai vaccini. Consulcesi è impegnata fin dalle prime ore della pandemia in un progetto formativo sul Covid capillare e vario, da ebook a docufilm e sempre aggiornato perché siamo convinti che la scienza vada raccontata bene per creare fiducia e consapevolezza nella popolazione», sottolinea Massimo Tortorella, presidente Consulcesi.

La differenza tra le mutazioni e le varianti; la descrizione delle varianti attualmente in circolazione; cosa è il sequenziamento genomico e il ruolo fondamentale del tracciamento e infine, vaccini e terapie in rapporto alla comparsa delle nuove

varianti virali. Sono questi i temi principali affrontati all’interno del nuovo strumento formativo coordinato da Guido Rasi che durante la descrizione del corso dichiara, a proposito degli sviluppi futuri della pandemia:  

«L’EMA ha già autorizzato 4 vaccini ed entro la fine dell’anno ne potrebbero arrivare altri”, riferisce Rasi. Se facciamo funzionare bene la nostra macchina vaccinale possiamo sperare di ‘ritornare alla normalità’ già dal prossimo autunno», aggiunge. Questo non significa che il nuovo coronavirus scomparirà subito e per sempre. «Continueremo a portare le mascherine, magari in tasca, per essere sempre pronti a indossarle in particolari situazioni ‘a rischio’, laddove si potrebbero creare pericolosi assembramenti. Ma grazie ai vaccini il virus SARS-CoV-2 avrà i giorni contati».

Al termine del corso il partecipante acquisirà informazioni e competenze riguardo il sequenziamento genomico dei virus, le varianti del SARS-CoV-2 e le relative conseguenze a livello clinico e di prevenzione e terapia.

CARATTERISTICHE DEL CORSO

Il corso è composto da una lezione multimediale e prevede il superamento di un test di verifica finale

OBIETTIVO FORMATIVO

Area: OBIETTIVI FORMATIVI TECNICO-PROFESSIONALI

Tematiche speciali del S.S.N. e/o S.S.R. a carattere urgente e/o straordinario individuate dalla Commissione nazionale per la formazione continua e dalle regioni/province autonome per far fronte a specifiche emergenze sanitarie con acquisizione di nozioni di processo

RESPONSABILI SCIENTIFICI

Guido Rasi Il prof. Guido Rasi è il massimo esperto europeo in tema di farmaci e vaccini. Docente di Microbiologia all’Università di Roma “Tor Vergata”, è stato il Direttore Esecutivo dell’Agenzia Europea per il Farmaco (EMA) fino al novembre 2020 e precedentemente ha ricoperto il ruolo di Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Dal 2021 è il Direttore Scientifico del provider ECM Sanità In-Formazione.

Concorso Medici di Medicina Generale, Tortorella annuncia: “In migliaia saranno scartati”

Il 28 Aprile scorso in tutta Italia si è tenuto l’ultimo test di ingresso finalizzato all’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale. Stando a quanto riportato dal team Consulcesi, molti italiani rischiano di non vedersi assegnato il medico di famiglia, poiché più di 10000 partecipanti al test e che aspirano a frequentare il corso saranno esclusi, nonostante il possesso dei requisiti necessari. Infatti, ogni Regione predispone una quota ben definita di posti per gli aspiranti medici di famiglia, il cui Corso è accessibile solo in seguito al superamento di un test costituito da 100 domande. La logica di assegnazione dei posti comporta inevitabilmente che “in migliaia verranno scartati”, sottolinea il team Consulcesi. E le conseguenze sono importanti, poiché la logica di questa modalità di selezione ha un duplice impatto: se da un lato a risentirne sarà soprattutto la carriera dei giovani medici che si vedranno costretti a trovare sorte migliore all’estero, dall’altro il sistema sanitario nazionale mancherà di efficienza. E questo porterà, a sua volta, conseguenze importanti sulla qualità dell’assistenza e della cura che dovrebbe essere dedicata alle persone. Le statistiche diffuse poi dalla Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg) mostrano come in Italia i medici di famiglia siano pochi, prevedendo che il numero calerà ulteriormente nel prossimo futuro. Infatti, tra 2 o al massimo 3 anni, molti saranno i medici che andranno in pensione, per un decremento di almeno 10000 – 15000 risorse nel settore. A tal proposito, il presidente del team Consulcesi Massimo Tortorella ha affermato: “E’ inaccettabile, specialmente in questo periodo d’emergenza, in cui la medicina territoriale rappresenta uno snodo chiave per la gestione della pandemia”. Infatti, i candidati al concorso per l’accesso al corso sono stati 11.704, mentre i posti a disposizione sono solo 1302. Questo significa che almeno l’80% degli aspiranti non avrà accesso al percorso e solo 1 candidato su 10 riuscirà a superare lo stretto passaggio della selezione. Oltre ai pochissimi posti a disposizione, c’è la questione del tanto ritardo che accompagna l’indizione dei nuovi bandi di concorso. Pertanto, ben presto in tutto lo stivale si acuirà la già pesante scarsità di medici di famiglia. Ancora una volta è Massimo Tortorella, Presidente del team Consulcesi, a lanciare l’allarme: “Rischiamo così di ritrovarci senza medici di famiglia in un contesto probabilmente post-pandemico con una popolazione sempre più anziana e malata”, aggiungendo che “se c’è una cosa che ci ha insegnato questa emergenza è che la medicina del territorio ha un valore strategico inestimabile”. Inoltre, anche quest’anno il team legale Consulcesi sta assicurando vicinanza e sostegno a tutti i partecipanti al concorso. Qualora questi ultimi provino di essere stati esclusi per modalità non afferenti ai contenuti della prova, ma per irregolarità rinvenute nel corso della stessa, Consulcesi ha messo a disposizione un numero (800 189 091), a cui è collegato uno sportello gratuito; questo servizio sarà utile per reperire tutte le segnalazioni che potrebbero giungere. A questo punto, i legali di Consulcesi si metteranno a disposizione degli utenti, al fine di esaminare tutte le informazioni giunte e per valutare la possibilità di avanzare un ricorso formale. Le irregolarità su cui il team Consulcesi si impegna a vigilare in modo più attento fanno riferimento ai casi maggiormente registrati nel corso delle prove durante gli anni: la alterazioni alle buste contenenti la prova; modifiche non pianificate delle aule; scambi di informazioni e collaborazione tra i candidati; introduzione di smartphone, tablet, libri o qualsiasi altro materiale, che potrebbe agevolare il candidato nel sostenere e superare la prova.

COVID-19, CONSULCESI: SENZA APPLICAZIONE LEGGE GELLI ATTESO AUMENTO DEL 15% DELLE CAUSE CONTRO MEDICI

Il Presidente Tortorella: «Giusto accertare eventuali responsabilità, ma senza i decreti attuativi della Legge 24 per medici sarà lotta ìmpari». 

Consulcesi pronta a formare online sull’argomento tutti gli operatori sanitari gratuitamente con un nuovo corso Fad

Vogliamo davvero che medici ed operatori sanitari che ci hanno salvato dal Covid-19 vengano trascinati in Tribunale? Se lo chiede il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella, evidenziando i rischi legati ai vuoti normativi che potrebbero innescare un nuovo fronte di denunce da parte delle vittime da Covid-19. «Il numero delle associazioni e dei movimenti che supportano i pazienti, spesso in inutili battaglie legali contro i medici, cresce rapidamente. Si sta addirittura creando una rete internazionale a questo scopo.  Crediamo che sia un diritto insindacabile indagare se ci sono state carenze, lacune e omissioni nella gestione dell’emergenza sanitaria, ma la legge prevede che tutti debbano avere gli stessi diritti e le stesse possibilità di difendersi. Quindi, anche i professionisti sanitari». 

Il Presidente di Consulcesi afferma chiaramente di temere una «lotta ìmpari, dove i medici da eroi salvatori si trasformeranno in capri espiatori. Noi non lo permetteremo e metteremo in campo tutte le armi a nostra disposizione per evitarlo». Secondo Consulcesi la soluzione sarebbe quella già indicata da Federico Gelli, che insieme all’ex collega Amedeo Bianco, è l’estensore della Legge 24.  La norma che regola la responsabilità professionale di tutti gli esercenti le professioni sanitarie, tutelandoli da battaglie legali inutili, è bloccata in attesa dei decreti attuativi e non è dunque pienamente operativa. La firma del ministro allo Sviluppo Economico Patuanelli è nell’aria da tempo, ma tarda ancora ad arrivare nonostante i pareri positivi del dicastero da lui presieduto e da quello alla Salute. Al ministro Roberto Speranza verrà invece richiesta l’emanazione di un quarto decreto attuativo che istituisce il Fondo di garanzia e di solidarietà per i pazienti che hanno avuto un danno dal sistema sanitario e non hanno potuto riscuotere il premio.

«Un sistema, come quello attuale, a maglie larghe – commenta ancora Tortorella – potrebbe prestare il fianco ad azioni in cui verrebbero chiamati in causa i professionisti ed andare dunque ad implementare i faldoni di richieste di risarcimenti già riempiono i tribunali di tutta Italia: sappiamo che in Italia nell’ultimo decennio ci sono state 35mila nuove azioni ogni anno con oltre 300mila procedimenti aperti. Numeri che, per effetto del Covid-19, rischiano di salire, secondo le nostre stime, di almeno un 15%».

Da Consulcesi arriva dunque l’invito a colmare rapidamente il vuoto normativo e contestualmente l’appello a far tesoro della lezione lasciata da questa prima ondata del virus. «Sarà importante che i protocolli di intervento per il Covid siano conosciuti e applicati da tutti i professionisti sanitari, essendo il benchmark su cui si misura la responsabilità professionale previsto dalla legge 24. Per questo la formazione gioca un ruolo di primaria importanza come evidenzia anche la legge Gelli-Bianco. Per questo abbiamo lanciato il  nuovo corso Fad sul tema della responsabilità professionale ai tempi del Covid-19 che tutti i professionisti potranno seguire gratuitamente».

Ufficio stampa 380 4648501

I MEDICI DEL LAVORO, TUTELATI DA C&P: “DATECI LA POSSIBILITA’ DI EFFETTUARE TAMPONI E TEST SIEROLOGI PER RIPARTIRE IN SICUREZZA”

Borrelli della Protezione Civile risponde alla lettera scritta dal network legale Consulcesi & Partners

Via libera alla possibilità di effettuare tamponi e test sierologi contro il Covid-19 sui lavoratori e ai consulti online, quando possibile. È quanto chiedono i medici competenti, anche conosciuti come medici del lavoro, ovvero quelle figure professionali che collaborano con il datore di lavoro nella valutazione dei rischi di una azienda ed effettuano la sorveglianza sanitaria dei lavoratori.  

Saranno due milioni e settecentomila gli italiani impegnati nella ripresa delle attività produttive, a partire dal 4 maggio. “Dalla prossima settimana riprenderanno regolarmente anche le visite mediche obbligatorie sui posti di lavoro. – spiega il dottor Giuliano Pesel, medico del lavoro a Trieste e tra i primi che hanno sollevato la questione – di solito queste visite vengono svolte in sessioni a cui partecipano tante persone, ed è impossibile garantire le distanze di sicurezza. Per questo abbiamo chiesto di essere dotati di mascherine e dispositivi di protezione e di poter effettuare controlli più accurati e, laddove possibile, di utilizzare la modalità di consulenza online». 

«Bisogna aggiungere inoltre – prosegue dottor Giuliano Pesel– che l’attenzione dei lavoratori che non sono in lockdown è tutta rivolta al coronavirus, e quindi sono interessati a sapere se ne sono affetti oppure no. E qui nasce un altro problema: noi non possiamo controllare se un lavoratore è affetto da Covid-19». 

«Al momento – specifica l’Avvocato Croce di Consulcesi & Partners che tutela legalmente i medici competenti –, l’accesso ai test, cosiddetti “tamponi”, è molto limitato ed esclusivo delle strutture del SSN. Attualmente, tale evenienza non è espressamente vietata, ma neanche espressamente consentita. Appare, quindi, evidente l’esigenza, per il medico competente, di avvalersi di questi strumenti, in particolari condizioni, sia a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, sia a fini di contenimento del rischio per la salute dei pazienti». 

«Se anche noi fossimo messi in grado di effettuare tamponi e test sierologici – spiega ancora il dottor Pesel – andremmo a togliere ai Medici di Medicina Generale una gran parte del peso lavorativo che devono sopportare in queste settimane. Chi lavora dovrebbe essere seguito anche dai medici aziendali, altrimenti i problemi di salute di queste persone ricadranno sempre sulla sanità pubblica. Abbiamo tante richieste di lavoratori che vogliono sottoporsi al test per il Covid-19, ma noi non siamo autorizzati a farlo, anche se saremmo in grado. Per tutti questi motivi – conclude il Dott. Pesel – abbiamo contattato Consulcesi & Partners, con il quale abbiamo sottoposto a Ministero, Regioni e Ordini le nostre istanze. Per il momento ci hanno risposto le Regioni e si è mossa anche la Protezione Civile, ma andiamo avanti». 

Ufficio stampa 380 -46 48 501

Numero Chiuso Medicina, conto alla rovescia e ansia da test Lo psicoterapeuta: passa chi non cade nei tranelli delle risposte multiple

I consigli del professor Giorgio Nardone: «No a full immersion, meglio studio schematico e pratico. In caso di delusione, lutto di 3 giorni e subito via al piano B»

Il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella: «La conferma di un sistema di selezione inadeguato e anti-meritocratico»

Roma, 26 agosto 2020 – Ansiosi, stressati e sull’orlo di una crisi di nervi. È così che si sentono gli oltre 66mila aspiranti medici italiani in vista dei Test di ingresso alla Facoltà di Medicina, che si terranno il prossimo 3 settembre. Paradossalmente, a stare peggio sono i più bravi, coloro che hanno investito, fisicamente e mentalmente, più tempo per prepararsi al grande giorno. Con il rischio che il proprio sogno si infranga, non per mancanza di bravura e preparazione, ma a causa di un sistema di selezione inadeguato allo scopo. Lo sa bene lo psicoterapeuta Giorgio Nardone del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, in passato coinvolto in una commissione ministeriale per discutere quale sia il metodo migliore di selezione in occasione di un concorso pubblico, ed ora sondato da Consulcesi per aiutare gli aspiranti medici a superare la prova raccogliendo la loro richiesta di supporto arrivata soprattutto attraverso i canali social. Nardone di aspiranti medici ne incontra a decine ogni anno, sia prima del test come aiuto alla preparazione che dopo la selezione come supporto nell’eventualità di una bruciante delusione. E quest’anno di aspiranti medici delusi ce ne saranno tantissimi, più di 50mila stando alle stime di Consulcesi.

«Il problema principale è che i nostri test di Medicina non sono adatti a selezionare i più bravi o quelli più portati alla professione medica», dice il presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella. «A superarli sono infatti solo gli studenti più preparati a non cadere in domande ambigue e tranelli, tipici dei test a risposta multipla», conferma Nardone

Dunque per superare ansie e stress, e per non cadere nella trappola delle domande a risposta multipla, lo psicoterapeuta elenca alcuni semplici suggerimenti. «Il primo è quello di non studiare troppe ore consecutive ogni giorno», dice l’esperto. «Le full immersion gli ultimi giorni prima del test non servono. Alimentano soltanto l’ansia. Meglio – sottolinea – uno studio di poche ore al giorno spalmate in un periodo più lungo. È infatti così – aggiunge – che si fissano meglio i concetti da apprendere». Altra cosa da evitare è «leggere e ripetere ad alta voce», uno dei metodi di studio più seguiti dagli studenti italiani. «Questo approccio può essere efficace fino alla terza media quando si deve imparare ad esporre i concetti, ma non serve a nulla dopo», sottolinea Nardone. «Specialmente per i test di medicina a risposta multipla, il tipo di studio più efficace è quello che consente una maggiore schematizzazione dei concetti alternata con la pratica», aggiunge. 

Consigli pratici per superare il Test di Medicina. Il modello suggerito dall’esperto è il seguente: leggere il capitolo di un libro come se fosse una semplice rivista per avere una percezione generale dell’argomento; poi rileggere in modo analitico ed evidenziare 2-3 righe che possano aiutare a riportare alla mente i concetti più importanti; mettersi alla prova con qualche esercizio; e infine soffermarsi sulle domande che si sbagliano, soprattutto quelle apparentemente ambigue, per cercare di comprendere qual è il modo corretto di approcciarsi senza cadere nel tranello. Un consiglio valido per il giorno del test è quello di accettare di essere in ansia senza farsi prendere dalla fretta «Anche se si hanno pochi secondi a domanda, bisogna leggere attentamente quello che c’è scritto per evitare di cadere nei tranelli», suggerisce Nardone.  

Il lavoro di Nardone non si ferma alla sola preparazione o gestione dell’ansia prima del test. «La maggior parte degli studenti arriva da me dopo il test, dopo la delusione di non averlo superato nonostante tutti
gli sforzi», riferisce l’esperto. «C’è chi supera la delusione passando subito al piano B, ad esempio iscrivendosi a una facoltà affine a quella di Medicina per ritentare i test l’anno seguente, e chi invece entra in una spirale di depressione, spesso per problemi pregressi che si sommano e che richiedono un’adeguata terapia», aggiunge. In generale, Nardone suggerisce un approccio molto semplice, che prevede sostanzialmente due fasi. «Il fallimento va vissuto come un lutto: bisogna toccare il fondo prima di risalire», dice. «Quindi, ok a qualche giorno di lacrime. Nel frattempo, però – prosegue – bisogna ragionare in termini di ‘problem solving’: riflettere sul da farsi senza perdere tempo. Solitamente consiglio di darsi una seconda occasione e riprovare i test l’anno seguente almeno una seconda volta». 

Non bisogna mai darsi per vinti, quindi, anche quando la situazione non sembra favorevole. Per molti studenti, la via d’uscita è stata la strada legale del ricorso. «Solo negli ultimi anni sono stati riammessi migliaia di studenti esclusi ingiustamente dopo i test – spiega Tortorella – ed ogni anno, secondo le nostre stime, ci sono mediamente 18mila potenziali ricorrenti. Le anomalie riguardano suggerimenti e movimenti sospetti durante la prova, persone che potevano uscire liberamente, utilizzo di smartphone o altri device, membri della commissione che parlavano con i candidati, plichi manomessi, favoritismi. Una situazione diffusa in tutto il Paese: nel 2019 abbiamo ricevuto segnalazioni di irregolarità da 27 dei 41 atenei in cui si sono svolti i test».

Quindi, se si verificano palesi irregolarità è bene segnalarle quanto prima, i legali di Consulcesi sono a disposizione ogni giorno per una consulenza gratuita al numero verde 800189091 o in chat sul sito www.consulcesi.it o www.numerochiuso.info .

La professoressa Silvia Migliaccio spiega l’importanza della vitamina D nel corso organizzato da Consulcesi

Anche Silvia Migliaccio, Segretario Generale della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione e Professore Associato dell’Università del Foro Italico di Roma contribuito alla realizzazione della nuova collana formativa ECM in tema di COVID – 19, in particolare per i corsi su “Nutrizione ai tempi del Coronavirus”. La Professoressa Silvia Migliaccio ha concentrato la sua attenzione soprattutto sull’importanza della Vitamina D per l’organismo umano. Infatti, il periodo di quarantena ed il lungo confinamento domiciliare hanno impedito alla popolazione di esporsi alla luce solare. E questo potrebbe avere conseguenze importanti sullo stato di salute di molti, proprio in relazione all’assorbimento della vitamina D. Infatti, la luce del sole permette alla vitamina D di fissarsi nelle ossa e prevenire problemi osteoarticolari e l’osteoporosi. 

Tuttavia, la Dottoressa Silvia Migliaccio ha affermato che, in caso di insufficienza, un’adeguata alimentazione e l’assunzione di specifici integratori alimentari potrebbero essere delle valide soluzioni. “La vitamina D svolge diverse importanti funzioni a livello del nostro organismo. Innanzitutto, aiuta a far assorbire il calcio che introduciamo con gli alimenti da parte dell’intestino. Poi aiuta i processi di mineralizzazione a livello scheletrico, prevenendo il rachitismo nell’infanzia e l’osteomalacia negli anziani”, ha sottolineato la Migliaccio. Quest’ultima, poi, ha evidenziato come “dati recenti mettono i bassi livelli di vitamina in correlazione con una minore risposta immunitaria, con alterazione dell’omeostasi dei glucidi (cioè con una ridotta capacità di rifornire il tessuto nervoso di una adeguata quantità di glucosio), con la ridotta funzionalità muscolare negli anziani, con la predisposizione per alcune tipologie tumorali”. 

Per questo motivo, la Vitamina D ha un ruolo fondamentale; va introdotta in giusta quantità, seguendo una buona alimentazione oppure, sotto prescrizione medica, attraverso l’assunzione di una terapia orale. inoltre, la professoressa Silvia Migliaccio ha indicato come “La vitamina D è contenuta soprattutto in alimenti grassi quali salmone, sgombro e tonno” oltre che “nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo, nel burro e, in generale, nei formaggi più grassi”. Tuttavia, “la quantità contenuta in questi alimenti è relativamente bassa, e nei casi di deficienza l’alimentazione non riesce a sopperire alle necessità dell’organismo. In questi casi è utile fare ricorso ad un integratore che permetta di ripristinare i normali valori ematici. Le modalità d’integrazione possono essere mediante il colecalciferolo o mediante il calcifediolo, che possono essere assunti con diverse posologie”, aggiunge la Professoressa. L’eventuale assunzione di Vitamina D per bocca va valutata caso per caso, tenendo conto dei singoli bisogni personali. Tuttavia, la professoressa Migliaccio ha rassicurato la popolazione affermando che, se le persone hanno seguito lo schema della dieta mediterranea, che prevede “5 porzioni di frutta e verdura (con un introito calorico adeguato alle necessità dei singoli individui) non si dovrebbero manifestare carenze specifiche né di sali minerali né di vitamine”. Infine, ancora Silvia Migliaccio ha affermato quanto sia importante anche una graduale ripresa dell’attività fisica, che sarà di aiuto per “risvegliare” i muscoli che, durante la quarantena, sono stati sottoposti ad un forzato riposo. 

Test di Medicina 2020, il Presidente di Consulcesi Massimo Tortorella: “Garantire una prova d’ammissione equa e meritocratica”

Settembre è ormai vicino e molti aspiranti medici si preparano al test d’ingresso per l’iscrizione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia in tutta Italia. A tal proposito, il Ministero dell’Università ha proposto di incrementare di 1500 unità i posti disponibili, così da permettere un numero maggiore di ingressi. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) ha espresso le sue perplessità, ritenendo eccessivamente alto questo numero e ponendo l’attenzione sul rischio dell’imbuto formativo. Infatti, sono già 22000 i medici laureati ed abilitati, mentre sono solo 11000 i posti disponibili nel dopo laurea. Massimo Tortorella, presidente del team legale Consulcesi, punto di riferimento per il sostegno legale e la formazione dei professionisti nel settore sanitario, si è espresso sui test d’ingresso a Medicina, affermando come sia necessario “garantire una prova d’ammissione equa e meritocratica”, soprattutto che sia in grado di mettere in luce le qualità ed il valore degli aspiranti medici “oltre che tenere conto dell’imbuto formativo che ogni anno si viene a creare tra i nuovi laureati e il numero più basso di borse di specializzazione”. Allo stesso tempo, il presidente di Consulcesi Massimo Tortorella sostiene l’idea del presidente Filippo Anelli. Quest’ultimo, infatti, mostra compiacimento per l’auspicato incremento dei posti per l’ingresso a Medicina, seppur sostenga l’importanza di effettuare “un cambiamento nei test di ingresso”. 

Modifiche nelle prove auspicate anche dal presidente del team Consulcesi, Massimo Tortorella che, anche in occasione dell’ultima edizione delle prove di ingresso, ha dovuto curare decina di migliaia di ricorsi di studenti reduci dai test e che chiedevano di immatricolarsi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Infatti, stando agli ultimi dati diffusi da Consulcesi, nel corso degli ultimi test per l’ingresso a Medicina, sono state riscontrate irregolarità importanti. Il 20% delle situazioni anomale ha riguardato l’uso improprio del cellulare in aula, il 16% domande di difficile interpretazione, mentre oltre il 43% dei casi segnalati ha riportato casi di suggerimenti e movimenti sospetti durante la prova, persone che potevano uscire liberamente dall’aula, membri della commissione che parlavano con i candidati, plichi manomessi, favoritismi, identificazione effettuata in modo non conforme alla procedura prevista per lo svolgimento della prova. Una situazione che sembra abbia interessato 27 dei 41 atenei dove si tenevano le prove. 

Studiando le statistiche a disposizione, il 21% delle irregolarità sono giunte dagli atenei situati al Nord, il 36% dal Sud, mentre il 43% dal Centro. In particolare, il 18% delle segnalazioni è giunto da Roma, il 10% da Napoli, il 7% da Milano. Così, sono partiti anche molti ricorsi. In particolare, il 79% dei reclami sono giunti dalle realtà del Centro – Sud.  Soprattutto in questo particolare momento storico, con il mondo colpito duramente da questa epidemia, diventa ancora più importante focalizzare l’attenzione sulle professioni medico – sanitarie, oltre che sulla necessità di assicurare un’adeguata retribuzione economica al personale e un giusto numero di risorse umane al Sistema Sanitario Nazionale. Dando uno sguardo ai numeri fatti registrare l’anno scorso, è possibile notare come siano stati 68694 i candidati iscritti alle prove di ingresso per i test di ammissione alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria, per solo 11572 posti disponibili. Con l’incremento previsto dal Ministero, invece, quest’anno i posti ammonterebbero a 13072. Ancora lo scorso il 48% dei candidati, all’incirca 33000 unità, ha conseguito un punteggio valido al test. In genere, 6000 aspiranti medici, il 25%, rinuncia a procedere con il ricorso o cambia facoltà. Se si sommani queste cifre ai candidati invece ammessi, si nota come siano stati almeno 18450 i potenziali ricorrenti all’accesso alla Facoltà di Medicina attraverso la pratica del ricorso. Queste statistiche potrebbero aumentare proprio quest’anno, visto il potenziale incremento dei posti disponibili e delle persone che aspirano ad intraprendere la carriera medica. Anche lo scorso anno il team legale Consulcesi ha sostenuto gli studenti ricorrenti, permettendo a 250 candidati l’ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, grazie ai reclami accolti dal Consiglio di Stato. Massimo Tortorella, presidente del team legale Consulcesi, ha sottolineato come “ogni anno, a molti studenti meritevoli viene negato il diritto allo studio non solo a causa di un sistema che giudica le capacità sulla base di un test che palesa irregolarità ed illeciti”.Infatti, lo stesso Massimo Tortorella, ha affermato che, a suo parere, “il sistema è inadeguato a selezionare meritocraticamente la classe medica del futuro, a discapito non solo degli studenti, ma anche del Servizio sanitario nazionale e dunque della salute dei cittadini”.

Sanità: campagna #RimborSì di Consulcesi, subito accordo su specializzandi

“E’ l’occasione giusta. Mai come in questo momento l’accordo transattivo tra lo Stato e i medici specialisti può essere raggiunto”. Così Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, presenta #RimborSì, nuova campagna a sostegno di “un immediato riconoscimento del diritto dei professionisti che si sono specializzati tra il 1978 e il 2006 senza l’adeguato riconoscimento economico”. In questa direzione vanno infatti due disegni di legge (n.1802 e n.1803) presentati dalla senatrice Maria Rizzotti (Forza Italia), “già con il supporto di ben 27 senatori di maggioranza e opposizione”, sottolinea l’azienda impegnata nella tutela dei diritti dei medici. “Da anni – afferma Tortorella – sosteniamo che il Parlamento debba riappropriarsi del suo ruolo e mai come in questo momento esistono le condizioni per risolvere l’annosa questione dei rimborsi agli ex specializzandi. A seguito della pandemia di Covid-19 la categoria medica è stata la più colpita – evidenzia – e firmare l’accordo transattivo tra le parti sarebbe il segnale concreto di sostegno ai medici, ma anche una manovra per dare respiro alle casse svuotate dalla crisi. Introducendo l’accento sulla ‘i’ finale”, spiega riferendosi al titolo della campagna, “uniamo al senso dell’iniziativa la volontà, decisa, di portarla avanti: siamo sicuri che quel sì ai medici che hanno lottato in prima linea arriverà da un numero sempre più ampio di parlamentari e se necessario lo chiederemo, per conto di oltre 100mila medici, a ognuno di loro”. Consulcesi, attraverso le sue azioni collettive – ricorda una nota – ha già consentito a migliaia di camici bianchi di vedersi riconoscere oltre 500 milioni di euro attraverso una seria di sentenze positive. Tra le ultime è “particolarmente significativa quella del tribunale di Genova (n.353/2020), che ha triplicato i rimborsi ai ricorrenti fino a 100mila euro ciascuno, oltre a confermare il diritto per chi si è iscritto ai corsi di specializzazione in Medicina prima del 1983 e, soprattutto, ad annullare i termini di prescrizione”. Secondo Consulcesi, “se questa interpretazione dovesse essere accolta da tutti i tribunali e le corti italiane, lo Stato rischierebbe di veder crescere ulteriormente un esborso miliardario”.

Per Consulcesi “l’annuncio della presentazione dei disegni di legge rappresenterebbe una soluzione di buon senso da mettere in campo in un momento molto delicato per il Paese e per la classe medica”. “E’ importante – sostiene Rizzotti, prima firmataria dei ddl – che lo Stato faccia ammenda delle inadempienze del passato, dia un segnale concreto di sostegno ai medici e riconosca per legge i diritti sacrosanti di una categoria vessata”. “Intanto – conclude Tortorella – è fondamentale che i medici tengano vivo il proprio diritto aderendo alle nostre azioni o portando avanti con coraggio e fiducia quelle in corso. I nostri legali sono a disposizione sia attraverso la chat del nostro sito internet www.consulcesi.it o al numero verde 800.122.777”.