Miopia: ne soffrono 15 mln di italiani, se trascurata aumenta rischio glaucoma

Mazzacane (esperto Consulcesi): “Necessario rafforzare prevenzione con formazione medico-sanitaria”

In occasione della Giornata mondiale della vista il nuovo corso Consulcesi su patologie e terapie innovative in età pediatrica

Roma, 10 ott. – “Proteggere l’apparato visivo è fondamentale, ma in Italia manca la cultura della prevenzione e ancora troppi sottovalutano i rischi correlati alla progressione delle miopie”. A dirlo è Danilo Mazzacane, medico specializzato in Oftalmologia, vicepresidente della Commissione Difesa Vista Onlus, che in occasione della Giornata mondiale della vista del 13 ottobre con Consulcesi lancia il nuovo corso di formazione ECMIncremento della miopia in età pediatrica: eziopatogenesi e terapie innovative”.

A preoccupare gli esperti non solo la diffusione “epidemica” della miopia – che solo in Italia interessa 15 milioni di persone e che secondo l’OMS interesserà il 50% della popolazione mondiale entro il 2050 -, ma le molteplici complicanze che possono innescarsi a seguito di un peggioramento della patologia.

“Non diagnosticare e trattare tempestivamente le miopie può portare ad un aumento del rischio di patologie oculari come la cataratta, il glaucoma, e le affezioni retiniche”, spiega ancora Mazzacane che nel corso multimediale aperto a tutti i professionisti della salute ribadisce l’importanza di “puntare sulla prevenzione”.

“Dobbiamo rafforzare i servizi territoriali a difesa della vista con più screening e un’azione di educazione sanitaria che parta in primis dalle scuole e dai più giovani”, aggiunge Mazzacane che invita i camici bianchi ad aggiornarsi sulle ultime novità in termini di strategie terapeutiche ma anche in relazione alle nuove cause dietro il preoccupante aumento di casi di miopia e delle altre patologie che colpiscono l’occhio.

Ribadire l’importanza di spendere più tempo all’aria aperta, ma anche una corretta alimentazione e regolamentare l’utilizzo di dispositivi elettronici e schermi, queste le principali raccomandazioni di Mazzacane che però ricorda “vederci 10 decimi non significa necessariamente avere l’apparato visivo integro perché possono esserci altre patologie, come la retinopatia diabetica, non ancora manifeste”, quindi “fondamentale sottoporsi a screening visivi e se necessario a successivi esami oculari”, conclude l’oculista che nel corso ribadisce l’importanza della collaborazione interprofessionale e multiprofessionale e in particolare il ruolo di pediatri e medici di famiglia nella prevenzione delle patologie dell’occhio. 

L’innovazione tecnologica in ambito farmacologico e ottico-biomedico, ma anche la telemedicina, possono fornire nuove strategie per contrastare l’insorgenza della miopia e delle altre patologie dell’apparato visivo, è quindi necessario partire da un’adeguata preparazione degli utilizzatori di queste innovazioni”, conclude Mazzacane.

Massimo Tortorella

Test Medicina: 3 studenti su 4 “bocciati”, ma con il ricorso è possibile rientrare

Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di un gruppo di   aspiranti medici, esclusi alla selezione iniziale, ammessi alla facoltà di Medicina con riserva. Grazie al sostegno degli avvocati di Consulcesi, ora sono a tutti gli effetti studenti di Medicina e potranno realizzare il sogno di indossare il camice bianco.

Roma, 3 ottobre 2022 – Qualche giorno fa sono state pubblicate le graduatorie per l’accesso alla Facoltà di medicina. Come atteso, 3 aspiranti medici su 4 sono stati “bocciati”. Sugli oltre 65mila partecipanti sono solo circa 14mila ad aver raggiunto l’obiettivo. Ora più di 50mila studenti sono costretti a passare al “piano B”: oltre a cambiare facoltà o riprovare di nuovo i test, c’è una terza via. Si tratta del ricorso, un’opzione che grazie al sostegno legale di Consulcesi ha già permesso ad alcuni studenti di entrare nella Facoltà di Medicina nonostante non avessero superato la prova d’ingresso. 

Infatti, proprio di recente il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso presentato da alcuni studenti ha permesso loro di scriversi definitivamente alla facoltà di Medicina e realizzare finalmente il sogno di diventare medici. “E’ una vittoria importante contro un sistema ‘malato’, come quello del numero chiuso, che ogni anno esclude decine di migliaia di studenti che sognano di indossare il camice bianco”, sottolinea Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi. “Gli studenti che hanno deciso coraggiosamente di non rassegnarsi agli esiti negativi di un sistema di selezione sbagliato, che non premia il merito, ora possono raccoglierne i frutti e continuare serenamente il percorso accademico scelto”, aggiunge.

Prima della sentenza gli studenti ricorrenti erano iscritti a Medicina con riserva. Questo ha permesso loro di seguire a tutti gli effetti il programma formativo previsto dalla facoltà scelta in attesa dell’ufficializzazione della loro iscrizione. Ora, nell’ammettere il ricorso, il Consiglio di Stato ha valutato in maniera positiva il brillante percorso accademico intrapreso dai ragazzi. Grazie al sostegno degli avvocati di Consulcesi, hanno dimostrato con i fatti che la loro esclusione dalla facoltà era stata un errore. “Per questo Consulcesi non smetterà di offrire il proprio appoggio a tutti gli aspiranti medici esclusi al test d’ingresso” evidenzia Tortorella. Gli studenti che ritengono di essere vittima di una grave ingiustizia possono infatti contattare dal sito i legali di Consulcesi che offriranno loro una consulenza sull’opportunità di avviare o meno l’azione di ricorso.

Nel frattempo, è stato pubblicato il decreto ministeriale 1107/22 che ha l’obiettivo di riformare, per il prossimo anno accademico, le prove per l’ammissione alla Facoltà di Medicina. Il decreto contiene le nuove modalità della prova di selezione che prevedranno un primo test già a partire dal mese di aprile 2023 in modalità cosiddetta TOLC (Test OnLine CISIA). Tuttavia, le procedure connesse alla graduatoria unica nazionale, e le modalità operative con le quali verrà formata sulla base dei punteggi dei TOLC, saranno disciplinate con un successivo provvedimento di competenza della Direzione Generale del Ministero dell’Università. Quello che sappiamo ora è che per partecipare ai test TOLC sarà necessario effettuare l’iscrizione sul portale cisiaonline.it. Il CISIA è il Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso senza fini di lucro, formato esclusivamente da atenei statali e supporta le università nella realizzazione e nell’erogazione dei test per la verifica delle conoscenze funzionali all’accesso ai corsi di studio universitari. Per l’anno 2023 saranno fissate le date per le prove rispettivamente nei mesi di aprile e luglio, il calendario sarà definito entro novembre 2022 con un provvedimento del Direzione generale del ministero. I test saranno somministrati in presenza, presso la sede scelta dal candidato al momento dell’iscrizione, attraverso la piattaforma informatica CISIA, in postazioni ad hoc predisposte dagli atenei. Le credenziali di registrazione del portale daranno peraltro la possibilità ai candidati di accedere ad esercitazioni, corsi di formazione a materiale di orientamento, nonché, all’esito dei test svolti anche a confronto con i risultati in forma aggregata ottenuti dagli altri partecipanti.

Potranno accedere ai TOLC tutti gli iscritti al quarto o quinto anno di una scuola secondaria, nonché tutti coloro che sono in possesso di un diploma di scuola secondaria. La speranza è che in questo modo almeno per i più giovani si riducano le criticità e le perdite di tempo dovute alla ripetizione dei vecchi test annuali e aumentino le possibilità di entrare a medicina. “Aspettavamo da molto tempo una riforma del vecchio sistema”, evidenzia Tortorella. “Ancora non sono chiare le modalità operative e i criteri in base ai quali sarà stilata la graduatoria. Consulcesi continuerà a seguire con attenzione – continua – ogni nuovo aggiornamento sull’argomento sempre nell’interesse dei ragazzi aspiranti medici”. 

Con il servizio Numero Chiuso, Consulcesi ha messo a disposizione un canale dedicato gratuito attraverso cui i ragazzi possono segnalare irregolarità, riportare dubbi e perplessità e contattare tempestivamente i legali Consulcesi per una consulenza gratuita.

Guerra in Ucraina: Consulcesi mette in salvo 12 donne e bambini, per loro rifugio e assistenza

Allestiti tre appartamenti con giardino a Valmontone, a Roma.  1.829 i chilometri percorsi in tre giorni dai van Consulcesi per consegnare beni  e portare in Italia le vittime del conflitto

Sono manager, consulenti legali, studentesse, ma da quando è scoppiato il conflitto sono mamme terrorizzate per il destino dei propri figli. Grazie al progetto Consulcesi4Ucraine, sei donne e sei bambini ucraini sono riusciti a scappare dagli orrori della guerra e a trovare rifugio in Italia. Dai primi di marzo, alloggiano in una villa con tre appartamenti a Valmontone, in provincia di Roma e usufruiscono di assistenza alimentare, sanitaria e ricreativa. L’attivazione del servizio wi-fi, grazie all’intervento del Sindaco di Valmontone, sta consentendo ai bambini di seguire la didattica a distanza. Il supermercato Conad di Valmontone sta offrendo generi alimentari per il sostentamento quotidiano. Durante le festività di Pasqua, sebbene il cuore di tutti resti rivolto al loro Paese martoriato e in attesa che questo dramma giunga presto al termine, le famiglie accolte hanno potuto godere di un momento di serenità con una visita organizzata a San Pietro e una scampagnata romana. 

“Gli stiamo offrendo il maggior aiuto possibile, cerchiamo di farli sentire a casa e di alleviare il dolore provocato dalla guerra” – ha commentato Simone Colombati, Public Affairs Director di Consulcesi Group – “Potranno stare da noi finché vorranno e stiamo lavorando per un’accoglienza di lungo periodo, anche se ci auguriamo che possano tornare alle loro abitazioni, perché ciò significherebbe che questo scempio sarà finito” conclude Colombati.

Guarda video:  UCRAINA Valmontone new – YouTube  

A fare da ponte per attivare la rete di solidarietà è stata l’Associazione cristiana degli ucraini in Italia che ha messo in contatto Consulcesi con le famiglie di rifugiati e ha assistito l’azienda leader nella formazione dei medici e operatori sanitari nella consegna di un carico di beni di prima necessità al confine con la Polonia. In soli tre giorni, sono stati ben 1.829 i chilometri percorsi dai van messi a disposizione da Consulcesi per consegnare 60 scatoloni contenenti gli aiuti umanitari della popolazione italiana in Ucraina da Roma alla città di Medyka, Polonia al confine con Ucraina e per caricare i rifugiati.

Consulcesi è da sempre al fianco degli ultimi con diversi progetti in vari ambiti d’intervento, dagli ospedali nei Paesi in via di sviluppo al sostegno ai bambini oncologici. “E’ proprio per dare completezza alla nostra volontà di aiutare che presto nascerà la Fondazione del gruppo Consulcesi. Tra i suoi numerosi obiettivi, saremo impegnati nell’implementazione di progetti che abbiano la formazione, l’educazione sanitaria e la salute delle persone al centro”, ha commentato Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi. 

Covid, Rasi (Consulcesi): “Per medici di famiglia meno burocrazia e più formazione”

“É tempo di sviluppare e applicare un sistema formativo moderno ed efficace, che sfrutti le possibilità offerte dalla tecnologia”

Roma, 29 apr. – “È una terapia delicata che comprensibilmente desta timori tra i medici di base, ma la decisione dell’Aifa è necessaria e certamente appropriata”. Queste le parole di Guido Rasi, Responsabile Scientifico Consulcesi di fronte all’autorizzazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco alla prescrizione degli antivirali per Covid-19 da parte dei medici di medicina generale, raccolte dal quotidiano Sanità Informazione.

La recente decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco ha messo in allarme molti professionisti della salute che temono un ulteriore carico di incombenze burocratiche e una nuova, grande responsabilità legata alla gestione di una terapia tanto cruciale. Per Rasi però, la delibera potrebbe essere un’occasione per riportare i medici di base al centro del processo d’innovazione della sanità nazionale ma, avverte, “solo se a questi viene garantita una formazione continua e innovativa”. 

“Se in parte condivido le preoccupazioni di molti colleghi nella somministrazione delle nuove cure, in quanto delicate, d’altra parte ritengo che i medici di medicina generale sono laureati in medicina e previo specifico aggiornamento professionale possono e devono avere la possibilità di prescrivere qual-siasi farmaco”, dichiara Rasi.

“Anzi – aggiunge – l’inclusione di questi nella gestione degli antivirali può essere il primo passo verso la correzione di un errore di sistema che ha portato alla progressiva esclusione dei medici di famiglia dall’innovazione”, aggiunge l’esperto.

Secondo l’ex numero uno dell’EMA, per decenni in Italia, è prevalsa un tipo di politica più farmacoeconomica che famacoclinica che tendeva a limitare la prescrizione dei farmaci all’ambito specialistico.

“Ritengo che la gestione di un nuovo farmaco debba evolvere, passando dall’iniziale prescrizione a carico degli specialisti al progressivo ampliamento tra i medici di medicina generale, andando così a potenziare l’efficacia dell’assistenza territoriale, asse portante del sistema sanitario nazionale”, continua Rasi.

Ma l’innovazione delle cure deve necessariamente andare di pari passo l’innovazione della formazio-ne, elemento che permette di governare e mantenere il pieno controllo su queste.

“Quando parliamo di formazione si pensa subito a pesanti tomi da studiare e valutare. Ma con la rapidità con cui oggi possono correre le informazioni, è necessario puntare su un aggiornamento professionale continuo, specifico, veloce e di semplice accesso.

É tempo di sviluppare e applicare un sistema formativo moderno ed efficace, che sfrutti le possibilità offerte dalla tecnologia integrando a studi e ricerche, video e materiali interattivi, favorendo la creazione di verifiche accurate ma anche più rapide e mirate”, aggiunge l’esperto.

La pandemia da Covid-19 ha dimostrato quanto sia vitale la tempestiva condivisione del sapere che progressivamente andava accumulandosi, permettendo un’altrettanta tempestività e uniformità nella gestione del contagio. 

“Se tutto questo fosse stato messo a sistema già dall’inizio della pandemia, sono convinto che avremmo potuto contare sull’aiuto di un più numeroso esercito di professionisti ben radicati nel loro territo-rio”, commenta Rasi. 

“Ma con i se e con i ma non possiamo cambiare il passato. Tuttavia, possiamo fare meglio per il futuro. I medici di medicina generale – o almeno così mi auguro – possono iniziare ad uscire da quell’isolamento burocratico in cui sono stati relegati ormai da molto tempo.”

L’autorizzazione ai medici di medicina generale di prescrivere gli antivirali può essere quindi un’opportunità per tutti, a partire dai pazienti che potranno così accedere più facilmente e velocemente ai trattamenti contro il Covid-19, prevenendo l’ospedalizzazione e contribuendo a ridurre la mortalità.

“Stiamo parlando di un cambiamento importante che potrebbe andare ben oltre questa emergenza sanitaria. Ma è un cambiamento che va gestito e governato con coscienza, conoscenza e formazione e continua, riducendo le incombenze burocratiche che troppo spesso rallentano e complicano il lavoro dei professionisti”, conclude Rasi.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Giornata Mondiale dell’Udito: adeguata formazione tra le sei raccomandazioni dell’OMS

La nuova guida dell’OMS per la musica negli eventi live Consulcesi lancia il corso per medici e operatori sanitari per la comunicazione con persone affette da deficit uditivi

Garantire un’adeguata formazione e informazione del personale tra le sei raccomandazioni necessarie per contrastare l’emergenza ‘sordità’ che vede oltre un miliardo di giovani in tutto il mondo a rischio di perdita d’udito. La notizia è stata lanciata dall’OMS in occasione della Giornata mondiale dell’udito del 3 marzo

Dopo due anni di emergenza sanitaria, infatti, tornano quasi ovunque gli eventi a piena capienza in club, discoteche e sale da concerto, ma spesso le misure minime per prevenire disturbi dell’udito non sono garantite. Per questo, l’OMS ha pubblicato il Global standard for safe listening venues and events in occasione della VII Giornata Mondiale, la nuova guida con sei punti chiave per agire in tempo. Oltre alla formazione del personale dei locali, altre raccomandazioni sono: sonoro medio massimo di 100 decibel; monitoraggio in tempo reale e registrazione dei livelli sonori mediante apparecchiature calibrate; ottimizzazione dell’acustica del locale e dei sistemi audio; la messa a disposizione del pubblico della protezione personale dell’udito, comprese le istruzioni per l’uso e l’accesso alle zone silenziose per consentire alle persone di riposare le orecchie e ridurre il rischio di danni all’udito. 

Raccogliendo l’appello dell’OMS, Consulcesi lancia il corso “In reciproco ascolto. Interagire con il paziente sordo in situazione normale e di emergenza”, in collaborazione con Emergenza Sordi APS per formare ed informare adeguatamente pediatri, medici di base, infermieri e tutti i camici bianchi responsabili della salute dei cittadini.  

Il corso, partendo dal riconoscimento della persona sorda sulla base di comportamenti fisici e psicologici, in particolar modo nelle situazioni di emergenza, approfondirà poi aspetti comunicativi e relazionali al fine di fornire ai partecipanti strumenti per riconoscere, gestire e comunicare al meglio in situazioni di emergenza e non, che vedano coinvolte persone affette da questa disabilità.

La perdita di udito è un problema che riguarda un crescente numero di persone in tutto il mondo. Secondo il rapporto 2021 dell’OMS sono oltre 430 milioni quelle che ne sono già affette e si stima una crescita entro il 2050 tale da raggiungere quasi i 700 milioni.

“In Italia circa il 12% della popolazione è affetta da problemi di udito più o meno gravi, di cui 45mila sorde, e con i numeri destinati ad alzarsi, risulta ancora più importante lavorare per garantire e rafforzare il diritto di pari accessibilità di sordi e udenti, sancito nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Diritto legato in modo imprescindibile al diritto alla cura e che deve tradursi sempre più in ambienti pronti ad accogliere e professionisti abili nella comunicazione soprattutto in situazioni di emergenza e di primo soccorso, per poter garantire a tutti la migliore assistenza possibile”, dichiara il Dott. Luca Rotondi, esperto nella gestione delle emergenze per le persone sorde e Presidente di Emergenza Sordi, Associazione per il Sociale che promuove l’accessibilità ai servizi di emergenza e la cultura del primo soccorso sia verso sordi che udenti.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Salute: quasi 1 donna su 2 ha problemi con il sesso. É tempo di “divulvare”: arriva il nuovo corso Consulcesi per formare i camici bianchi

Dal dolore durante i rapporti sessuali, a contrazioni involontarie dolorose dei muscoli intorno alla vagina, fino alla mancanza di desiderio e problemi con l’eccitazione o l’orgasmo. Sono molte le questioni che spesso vengono lasciate irrisolte nella sfera intima: in Italia, tra il 30% e il 50% delle donne presenta problemi sessuali nel corso della vita. Eppure, le diagnosi legate a questi disturbi impegnano molti anni prima di essere effettuate, spesso non lo sono affatto. Tra le cause principali di una non cura della sessualità, ci sono “tabù” e false credenze che ancora circolano tra l’opinione pubblica come tra i professionisti della salute. 

A dirlo, con studi ed esperienza dalla sua, è Violeta Benini, “ostetrica poliedrica” esperta in rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico, nota alla community online come la “Divulvatrice” che insieme a Consulcesi e Massimo Tortorella propone un nuovo corso per formare il personale sanitario sulla sessualità.

Su oltre 6000 donne intervistate da Violeta Benini tra le quasi 200mila persone che la seguono su Instagram “il 31% dichiara di essere stata giudicata negativamente o di aver avuto prestazioni sanitarie limitate quando riferiva di essere ancora ‘vergine’”, racconta la Divulvatrice.

“È preoccupante sapere che molte persone che non hanno avuto esperienze sessuali, si vedono ancora, ingiustamente e senza basi scientifiche, negate visite genitali approfondite. Niente di più scorretto, ma questo è solo uno dei tanti esempi di un’assistenza sanitaria inadeguata legata ad un’appropriata formazione, soprattutto sui genitali femminili”. 

Il corso “Anatomia e sessualità femminile: abbattiamo i tabù” si propone di formare medici, in particolar modo ostetriche e ostetrici, e personale sanitario proprio su questi e sulle disfunzioni sessuali che possono riguardarli, approfondendo cause e conseguenze. 

Le cause? Possono essere molteplici e coinvolgere altre patologie e condizioni. Si va dall’uso di sostanze o farmaci, a squilibri ormonali, interventi ginecologici subiti, esperienze pregresse, lesioni nella zona pelvica, violenza domestica fisica o psicologica, stress, obesità, e una moltitudine di altri fattori.  

“I medici e il personale sanitario devono conoscere le relazioni tra queste diverse patologie e le loro cause per poter essere in grado di assistere le persone e indicare loro la strada più breve verso il benessere fisico e quindi psicologico a questo connesso”. 

“Ma la formazione, così come una maggiore consapevolezza sessuale tra l’opinione pubblica in Italia deve ancora passare attraverso la rottura di tabù e pregiudizi. Nuovo modo di guardare e comunicare problemi legati alla sessualità è necessario e non può che partire da quella che dovrebbe essere la prima linea di difesa quando si tratta di salute. Perché troppo spesso ci dimentichiamo che la cura della sessualità è salute”, conclude la Divulvatrice.

Inizia a rompere il ghiaccio (e false credenze) con la divulgatrice, Consulcesi, attraverso una diretta Instagram lunedì 21 marzo alle ore 14 sul canale https://www.instagram.com/consulcesiclub/?hl=it.  

Si parlerà di cosa significa e come raggiungere una “sessualità consapevole”, di discriminazioni e pregiudizi e come riconoscerli e scavalcarli quando si tratta di salute, genere, sesso e tanto altro.

La Divulvatrice

Violeta Benini si definisce un’ostetrica “poliedrica”, nonché “guru delle coppette mestruali”. Sicuramente un’ostetrica atipica perché, come dice lei, non si occupa di far nascere bambini e non segue le gravidanze, ma è specializzata nella rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico, con maggior interesse per il dolore pelvico e disfunzioni sessuali. Ha inventato metodi ed esercizi mirati per la rieducazione funzionale dei muscoli del perineo e attraverso i suoi canali social dispensa in modo chiaro e diretto consigli per capire e vivere meglio con la propria sessualità. 

Specializzata in Sessualità Consapevole, accoglie i suoi pazienti nei suoi studi di Livorno e Milano, oltre ad avere all’attivo numerosi corsi per professionisti e non, attraverso cui si prende “cura della donna nella sua totalità, dal menarca alla menopausa, aiutandola ad aumentare la consapevolezza di se stessa e a ritrovare il proprio equilibrio”.

Il suo libro “Senza Tabù: il mio corpo (come funziona) il piacere (come si fa)” (Fabbri Editori, 2020) è considerato un manuale “entry level” sulla sessualità adatto a tutti, “dai 18 agli 80 anni”.  Al suo interno, la Divulvatrice sfata miti e rompe tabù: dall’identità di genere alla salute della vulva, tutto ciò che c’è da sapere sul sesso e sul piacere.

Consulcesi 

Azienda impegnata da oltre 20 anni nella formazione ECM e nella offerta ai medici e al personale sanitario di servizi legali e assicurativi. È presente in Italia e in altri quattro Paesi europei e fornisce news e approfondimento su sanità e salute attraverso la sua pubblicazione online Salute Informazione.

Covid: omicron sfugge ai tamponi rapidi, quasi 1 su 2 è un falso negativo

Guido Rasi, direttore scientifico di Consulcesi: “In questo contesto, il ruolo degli operatori sanitari sarà ancora più centrale nella valutazione dei pazienti. Fondamentale tenersi aggiornati”

“Con la variante omicron destinata a diventare predominante, i tamponi antigenici rapidi rischiano di diventare inutili. La nuova versione del virus Sars-CoV-2 sembra in grado di sfuggire con maggior frequenza ai test diagnostici oggi più utilizzati”. A spiegarlo è Guido Rasi, consulente del commissario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo e direttore scientifico di Consulcesi. Rasi è anche uno dei docenti del corso di formazione professionale Ecm di Sanità In-Formazione per Consulcesi Club intitolato “Un test per tutti. Test di screening diagnostici e il loro funzionamento”. “Ora più che mai è fondamentale che gli operatori sanitari continuino a tenersi aggiornati sull’evoluzione del virus e delle nostre conoscenze sia in campo diagnostico che terapeutico”, sottolinea Rasi. 

Che i tamponi antigenici rapidi siano poco sensibili e quindi poco attendibili nel rilevare la positività alla variante omicron lo ha anche sottolineato la Food and drug administration (Fda). “Dati preliminari indicano che circa il 40 per cento delle persone positive alla variante omicron può risultare negativo ai test rapidi, quasi 1 su 2”, spiega Rasi. Una brutta notizia, questa, che arriva nel pieno della quarta ondata.

Come abbiamo imparato in questi 2 anni di pandemia, la diagnostica e il tracciamento sono ancora ritenuti strumenti fondamentali per contenere la pandemia. La “perdita” di affidabilità dei test antigenici rapidi potrebbe rendere tutto questo più complicato e difficile. “Spero siano presto disponibili test rapidi aggiornati ed attendibili per la omicron, ma nel frattempo è necessario alzare la guardia”, dice Rasi. “In questo contesto, il ruolo degli operatori sanitari sarà ancora più centrale nella valutazione dei pazienti”, aggiunge. “Da parte nostra – fa eco Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi – continueremo ad allargare e ad aggiornare più possibile la nostra offerta formativa. Certi dell’importanza dell’aggiornamento professionale sempre, e in particolar modo in tempi di Covid, continueremo a lavorare a fianco degli operatori sanitari offrendo loro gli strumenti conoscitivi più adeguati per continuare a far fronte a questa emergenza”.

Consulcesi: in aumento sanzioni per operatori sanitari, una guida per orientarsi nel caos normativo

Simona Gori, amministratore delegato di Consulcesi & Partners: “I professionisti sanitari fanno parte di una categoria sovraesposta al controllo disciplinare e questo anche con conseguenze molto serie per la loro carriera. Ecco perché è importante conoscere i pericoli e imparare ad affrontarli tempestivamente”.

Tra decreti legislativi, leggi, norme, codici etici e regolamenti aziendali il lavoro dei medici e degli operatori sanitari in generale è diventata una corsa ad ostacoli. Non a caso, negli ultimi anni, e ancor di più con l’emergenza Covid, si è verificato un vero e proprio boom di procedimenti e sanzioni a carico degli operatori sanitari con conseguenze più o meno gravi sulla loro carriera e, in alcuni casi, anche sulla qualità delle prestazioni che diventano così “eccessivamente prudenti”. Per aiutarli a orientarsi in questo caos normativo e in questa giungla di sanzioni gli esperti Consulcesi & Partners hanno organizzato il webinar intitolato “Conseguenze disciplinari della responsabilità sanitaria”, nell’ambito del quale viene offerta una guida per prevenire e prepararsi ad eventuali contenziosi legali e contestazioni da parte degli ordini professionali di appartenenza. “Ogni giorno l’operatore sanitario si muove in una ragnatela di decreti legislativi, di leggi, di norme, di codici etici e regolamenti aziendali”, dice Simona Gori, amministratore delegato di Consulcesi & Partners di Massimo Tortorella “I professionisti sanitari fanno parte di una categoria sovraesposta al controllo disciplinare – prosegue – e questo anche con conseguenze molto serie per la carriera. Per comprendere l’importanza di questo tema basta pensare ai professionisti sanitari coinvolti in casi di malpractice medica e che sono spesso sottoposti a un vero e proprio fuoco incrociato: dall’apertura delle indagini penali alle richieste risarcitorie che sono molto spesso ingenti, alle domande di rivalsa proposte dalle strutture per cui lavorano per poi arrivare addirittura agli esposti presentati agli ordini di appartenenza”

Essere iscritti all’albo professionale consente ai pazienti di presentare una vera e propria denuncia per violazioni delle norme deontologiche con implicazioni che provocano seri danni professionali. “Le pene si stanno inasprendo – riferisce Gori – anche per l’educazione continua che è obbligatoria in medicina. Un tema molto attuale in vista dell’imminente scadenza del triennio formativo, previsto per il prossimo 31 dicembre, e viste le sanzioni che sono state già annunciate. Tutto questo senza dimenticare le ripercussioni che tutto questo ha sia sulla carriera che sulla partecipazione ai concorsi pubblici”. Nel webinar vengono offerti consigli pratici che in modo semplice e chiaro possono indicano all’operatore sanitario quali strumenti si possono usare per difendersi dal proprio ordine professionale, evitando di incorrere in possibili sanzioni e mantenendo integra la propria carriera professionale. “Oggi l’operatore sanitario deve organizzare una sorta di tutela anticipata della propria professione, suggerisce l’avvocato Marco Croce, partner del network C&P. “Deve immediatamente tutelarsi con l’ente con cui ha il rapporto di lavoro e deve documentare con completezza tutto ciò che accade”, aggiunge. Prevenire è meglio che curare. “E’ bene quindi avere l’abitudine di conservare in maniera diligente, completa, integrale e verificabile le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria”, dice Croce. “Deve cioè poter rendere conto di ciò che ha fatto sia alla struttura ordinistica che lavorativa. Se tutto si fa con contemporaneità, con presenza a sé stessi, con dedizione e con diligenza – continua – si entra nell’ottica di procedure standardizzate e validate di comportamento e di atti terapeutici e sanitario che mettono a riparo da successive vicende non gradevoli”.

Infine, la formazione può essere di grandissimo aiuto in caso di contenzioso. “Il professionista della salute che è in grado di dimostrare di avere un curriculum degno del proprio percorso formativo e di esibire un dossier del proprio aggiornamento formativo articolato, ricco, pertinente e soddisfacente, apparirà certamente più autorevole agli occhi di un magistrato o di chi è chiamato a valutare la sua professione”, dice Croce. Concorda con questa posizione Giuseppe Petrella, coordinatore scientifico del provider Sanità Informazione e presidente della Commissione Digitalizzazione e Cybersecurity del Servizio Sanitario Nazionale presso il ministero della Salute. “Quando vengo chiamato a svolgere delle perizie e vedo che il collega non ha fatto un adeguato percorso formativo non sono propenso a dare valutazioni favorevoli del suo operato”, dice. “Un medico che non si aggiorna non può offrire quell’assistenza qualificata che un paziente merita. Aggiornarsi quindi – conclude – è un dovere che permette al medico di onorare il suo giuramento, quello di curare nel miglior modo possibile le persone”.

Telemedicina, sicurezza e blockchain: la sanità del futuro nella “ebook series” di Consulcesi

Nel nuovo piano formativo le sfide della sanità digitale e la protezione di dati e dei sistemi sempre più vulnerabili come conferma il recente attacco hacker alla Regione Lazio

Così come nello sport, in cui l’Italia sta eccellendo alle Olimpiadi, la più grande sfida in ambito sanitario è rappresentata della telemedicina, dalla sua implementazione al suo pieno sviluppo nel Servizio Sanitario Nazionale. E Consulcesi, tra i principali provider di formazione sanitaria, schiera una ‘tripletta’ di ebook per una formazione da numeri uno, per aiutare medici e operatori sanitari a non farsi cogliere impreparati a questa sfida. A partire dal libro scritto da Ciro Galiano con l’introduzione di Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la Telemedicina e Giuseppe Petrella, presidente Commissione per l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi sanitari del Ministero della Salute dal titolo ‘Telemedicina tra presente e futuro’. Poi, si potrà leggere E- health, il futuro dell’assistenza sanitaria che approfondisce i fattori di criticità che incidono sul lavoro degli operatori sanitari e sul sistema, con un focus specifico dedicato alla Telemedicina. 

In tema di sicurezza, sono tante le sfide e le opportunità offerte dalla tecnologia blockchain, tema del terzo ebook. Il terribile attacco hacker che ha subito la Regione Lazio, definita da Zingaretti ‘atto terroristico’ fa riflettere sul vulnus e le fragilità dei sistemi sanitari in ambito sicurezza.  La lettura di ‘Blockchain sfide e opportunità’ offre una visione chiara della Blockchain e la sua applicazione nell’immediato futuro. In particolare, l’utente apprenderà le nozioni relative a funzionamento, applicabilità e integrazione nel sistema sanitario e farmaceutico. Tema approfondito anche nell’ultimo prodotto editoriale di Consulcesi, il libro, anche in formato ebook e audiolibro ‘Capitale Digitale’ di Massimo Tortorella edito da Paesi Edizioni. I primi 100 partecipanti che completeranno i tre corsi dedicati alla telemedicina riceveranno una copia cartacea del libro del Presidente Consulcesi.

Ma la formazione non finisce qui. Gli audiolibri, i podcast su  Spotify, i corsi in realtà aumentata nei diversi ambiti della sanità e della salute sono solo alcune delle possibilità offerte da Consulcesi sempre con lo scopo di proporre contenuti scientificamente rilevanti, a cura di esperti di alto livello, con la direzione scientifica di Guido Rasi, a cui accedere facilmente grazie al digitale. 

Da Consulcesi il corso Ecm “Imparare dal Covid-19: le conseguenze psicologiche da isolamento e didattica a distanza”

La pandemia ha completamente stravolto il modo di vivere dei giovani, “innescando” conseguenze importanti, sia sul piano psichico individuale che collettivo. L’introduzione della didattica a distanza, infatti, ha modificato non solo il metodo di apprendimento, ma anche il modo di vivere le relazioni sociali. Il lockdown, in molti casi, ha portato ad un allontanamento da persone amate e all’isolamento sociale. Chi è tornato a scuola in presenza perciò, si è trovato a fare i conti con l’angoscia di non saper affrontare un ambiente nuovo, la paura di non essere accettati dal gruppo, ma anche con l’ansia di tornare in un contesto che non si frequenta da almeno 2 anni e al quale ci si è disabituati. A tutto questo poi, si somma la paura di essere contagiati.

Cattiva alimentazione, dispersione scolastica, eccesso di sedentarietà, sono solo alcuni degli “effetti collaterali” della DAD, come spiega Maria Cristina Gori, neurologa psicologa e docente del Corso Ecm realizzato da Consulcesi per pediatri, psicologi e altri operatori sanitari dal titolo “Imparare dal Covid-19: le conseguenze psicologiche da isolamento e didattica a distanza”. 

Il corso si propone di fornire non solo le informazioni scientifiche in merito agli effetti del distanziamento sociale sulle giovani generazioni, sui genitori e sugli insegnanti, ma anche gli strumenti adeguati per comprendere le conseguenze psichiche della deprivazione sociale e quali sono le strategie da adottare per affrontare questo evento, anche a livello didattico. La pandemia, infatti, ha messo in luce le criticità del sistema scolastico, ma anche le opportunità della DAD, come mezzo di apprendimento alternativo, nonostante l’assenza di interazione fisica.

Il corso di Consulcesi è composto da video-lezioni, corredate da materiali didattici di approfondimento e prevede il superamento di un test di verifica. Al termine del corso i partecipanti saranno in grado di rilevare le modifiche psichiche individuali e collettive dei giovani all’evento traumatico della pandemia, nonché gli strumenti più idonei nella promozione di una educazione efficace.

Come spiega la Gori: “Ogni passaggio di grado scolastico richiede un diverso approccio allo studio e alle nuove materie. Ogni inizio prevede un rischio di imprevedibilità. Se poi le imprevedibilità sono molteplici, il quadro si complica ancora di più. Se l’imprevedibilità non riguarda solo il nuovo ciclo di studi, ma anche le modalità con cui può avvenire la frequenza, tutto si diviene più complesso. Sarò in grado di tollerare tanti stimoli nell’aula? Di tenere i media silenziati? Di tenere la mascherina? Di andare d’accordo con tutti? Di stare nel silenzio o nel chiasso di un’aula per tanto tempo, senza la possibilità di spegnere un interruttore e di allontanarmi? Il mio metodo di studio sarà adeguato ai nuovi ritmi?”.

Ecco quindi, l’importanza di approfondire gli studi relativi alla deprivazione sociale per comprendere meglio il funzionamento della mente in situazioni di incertezza, come la pandemia, e di riconoscere i comportamenti disfunzionali di fronte a eventi imprevisti.