Smog: Milano, Roma, Torino e Napoli tra le 10 città in lotta contro l’inquinamento

Da Milano a Catania, passando per Firenze e Roma, la fotografia che emerge a meno di un anno dal lancio dell’azione collettiva Aria Pulita, portata avanti dal team legale di Consulcesi, delinea una forte crescita dell’interesse dei cittadini verso l’ambiente. Infatti, da Nord a Sud del Paese, sempre più cittadini
preoccupati per l’inquinamento atmosferico si stanno unendo all’azione collettiva nata per tutelare il diritto alla Salute di tutti e spingere le Istituzioni ad adottare azioni concrete per proteggere l’ambiente. Consulcesi
ha stilato la top 10 delle città i cui abitanti hanno mostrato interesse per l’azione legale Aria Pulita: Milano (300.629 adesioni); Roma (181.947); Torino (67.685); Napoli (54.995) ; Firenze (35.148); Palermo (28.030); Padova (24.964); Genova (23.911); Venezia (22.661) e Catania (17.000).
Le 10 città con il più alto numero di interessati alla lotta contro lo smog – riferisce la nota – rientrano tra i 3.384 comuni e città italiane individuate dal team di Consulcesi tra quelli per i quali la Corte di Giustizia europea ha multato l’Italia per violazione del superamento dei valori soglia di polveri sottili (Pm10) e biossido d’azoto (No2). In totale, secondo le stime, solo tra le prime 10 città per interessamento sono poco meno di 9 milioni i cittadini che sono stati costretti a respirare aria cattiva e potenzialmente dannosa per la
loro salute e che, per questo, possono richiedere un risarcimento alla Stato, aderendo all’azione collettiva Aria Pulita di Consulcesi.
“Nonostante i progressi fatti negli ultimi decenni nella riduzione dell’inquinamento atmosferico, è chiaro che siamo ancora molto lontani da livelli sicuri per la popolazione e che bisogna fare di più – dichiara Massimo Tortorella, presidente del Gruppo Consulcesi – Lo hanno confermato più volte anche gli organi istituzionali europei e lo ribadiscono, dati alla mano, sempre più esperti del settore Salute”. Per partecipare all’azione collettiva – conclude la nota – è sufficiente dimostrare, attraverso un certificato storico di
residenza, di aver risieduto tra il 2008 e il 2018 in uno o più dei territori coinvolti. Per informazioni su come aderire, Consulcesi mette a disposizione il sito di Aria Pulita: www.aria-pulita.it.

Consulcesi: “Da Asl 15mila euro a medico in pensione per ferie non godute”

Tira aria favorevole sul tema delle ferie non godute. Lo dimostra “l’ennesima vittoria del network legale Consulcesi, che restituisce a un medico in pensione 15mila euro per ferie non godute, attestando a un totale di 250mila euro gli indennizzi recuperati nell’ultimo anno”. A evidenziarlo è Francesco Del Rio, avvocato del network Consulcesi, nel corso del webinar ‘Ferie non godute: conosci i tuoi diritti?’, organizzato da Consulcesi Club. Durante l’incontro, Del Rio ha descritto la novità e le ricadute positive della recente sentenza della Corte di Giustizia europea sul tema delle ferie non godute (causa C 218/22 del 18/1/24).
Il caso oggetto della nuova vittoria di Consulcesi riguardava un dirigente medico a rapporto esclusivo presso un ospedale, con ruolo apicale. “Una volta in pensione – spiega Del Rio – al medico residuavano diversi giorni di ferie non goduti e la struttura, messa in mora dal legale incaricato da Consulcesi, ha negato ogni accesso all’indennizzo richiesto in quanto non dovuto in forza della normativa che vieta la monetizzazione delle ferie non godute, salvo poi aderire, dopo l’intervento legale, ad una soluzione transattiva”.
Per gli iscritti al Club di Consulcesi è disponibile la nuova guida dedicata a medici e professionisti sanitari

‘Ferie non godute: guida alla giustizia favorevole’. Nel testo, i legali forniscono una prospettiva chiara e aggiornata in materia di diritto all’indennità delle ferie non godute, con particolare attenzione al settore medico. Attraverso una serie di pronunce rilevanti, i professionisti della salute, ma non solo, vengono
guidati attraverso il processo di gestione e difesa legale nelle dispute concernenti il mancato riconoscimento del controvalore economico delle ferie non fruite. Il team di esperti, messo a disposizione da Consulcesi per tutti i professionisti sanitari, esplora il quadro normativo e giurisprudenziale di
riferimento, fornendo utili indicazioni e validi strumenti da utilizzare sia in sede di richiesta bonaria di pagamento delle ferie, sia nell’eventuale contenzioso che ne dovesse seguire, così da comprendere al meglio la propria situazione e tutelare al meglio i propri interessi economici.
Da anni – ricorda la nota – il Gruppo Consulcesi porta avanti una serie di battaglie legali per far valere i diritti di coloro che, per anni, hanno sacrificato le loro ferie per senso di responsabilità verso il proprio lavoro.
Consulcesi è in particolar modo al fianco di medici e professionisti sanitari che, davanti all’atteggiamento di chiusura delle loro ex aziende, sono riusciti ad ottenere in tempi brevi transazioni soddisfacenti e, nei casi dove non è stato possibile l’accordo, sentenze ampiamente favorevoli, con conseguente riconoscimento di ottimi riscontri economici. Grazie ai successi ottenuti nelle procedure conciliative e nelle cause patrocinate dai legali del network di Consulcesi (tra le tante, si segnala Tribunale di Roma, Chieti, Macerata), i clienti
hanno già ricevuto indennizzi che vanno dai 20mila agli oltre 55mila euro per ciascuna posizione, con l’ulteriore rimborso delle spese di lite sostenute per la difesa, e fino ad ora sono stati recuperati oltre 250mila euro.

“La categoria sanitaria è una delle più colpite in tema di mancato pagamento delle ferie maturate e non godute dopo la fine del rapporto di lavoro – commenta Simona Gori, responsabile Consulcesi Club – Proprio per questo l’offerta Consulcesi Club 2024, una rinnovata soluzione digitale personalizzata, contiene un servizio appositamente pensato per questa necessità”.
Per tutti i clienti di Consulcesi Club che hanno stipulato un contratto di lavoro con il Servizio sanitario nazionale, attualmente cessato per dimissioni, pensionamento o altro, con un residuo di ferie non godute nel corso del rapporto, viene offerta gratuitamente una dettagliata consulenza legale, con valutazione dei presupposti per la presentazione della domanda di monetizzazione e relativa quantificazione economica del
credito potenzialmente reclamabile. Inoltre, per i clienti Club è disponibile un tool di facile utilizzo che calcola l’indennizzo dovuto per i giorni di ferie non goduti. In Consulcesi Club, oltre ai servizi legali su un ampio raggio di problematiche professionali, sono disponibili oltre 300 Corsi Ecm studiati per ogni medico e professionista sanitario. Inoltre, accesso libero alla prestigiosa banca di articoli scientifici Pubmed.

Massimo Tortorella

Qualità dell’aria, 300 mila lombardi sono pronti a chiedere un risarcimento

Oltre trecentomila cittadini lombardi sono pronti a chiedere un risarcimento per i danni fisici e morali derivanti dagli alti livelli di smog in Pianura Padana. Il legale che sosterrà i cittadini ha già depositato gli atti in tribunale e la causa ha tutte le carte in regole per andare avanti. L’Unione Europea, nell’accordo recentemente trovato sulla nuova Direttiva sulla qualità dell’aria, ha ad esempio previsto proprio una possibilità di risarcimento per i cittadini che vivono in Stati inadempienti in termini di contrasto all’inquinamento atmosferico. Ma in questo caso, come ha spiegato l’avvocato Bruno Borin, per avviare l’azione legale bastano delle precedenti sentenze della corte di giustizia Europa. Nel 2020 e nel 2022, l’Italia è stata infatti già condannata per aver sforato ripetutamente, dal 2008 al 2017, i limiti giornalieri sia di
particolato fine che di biossido d’azoto.
I giudici hanno poi già accertato che l’agglomerato di Milano è uno dei più inquinati dell’area con la peggior qualità dell’aria d’Europa. E considerando i dati scientifici che evidenziano la correlazione tra inquinamento e morti premature, la causa punta a smuovere le istituzioni affinché facciano qualcosa di concreto per cambiare le cose. Per il legale, che ha previsto dei potenziali risarcimenti “miliardari”, ci sono buone speranze di vittoria. Le tabelle di invalidità di Milano, prevedono infatti un indennizzo di 99 euro al giorno che, considerando il periodo 2008-2017, porta il risarcimento totale a 36mila euro a persona. «Si parla di cifre potenziali e teoriche – ha però precisato Borin – ci sono le sentenze e un giudice in caso di vittoria potrebbe decidere di più, di meno, dipende ovviamente da caso a caso. Si deve verificare da quanto a
quanto una persona ha vissuto in città. Ma noi al di là del possibile risarcimento puntiamo a una sentenza simbolo, una sorta di presa di coscienza dove emerga che si stanno violando delle leggi e che si deve applicare il diritto ad avere un’aria salubre».
L’accordo recentemente raggiunto tra Consiglio e Parlamento europei vuole portare i parametri di qualità dell’aria negli Stati Membri al livello degli standard dettati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Esso tuttavia prevede che i Paesi possano richiedere deroghe in base alle condizioni geomorfologiche in cui versano determinate aree. In particolare, per le zone in cui la transizione risulti troppo difficile da rispettare in tempi stretti, si potrà richiedere un rinvio fino al 2040. Il Nord Italia, e nello specifico le regioni della
Pianura Padana, rientrano perfettamente entro i canoni dei territori che possono reclamare la proroga. Ma d’altronde, è stata proprio l’Italia a fare pressioni sull’UE affinché inserisse una simile possibilità. Perché, in
linea con l’approccio del governo Meloni sulle tematiche ambientali, il PIL e l’economia non vanno disturbati, anche a costo di sacrificare delle vite. L’accusa dei conservatori anche in questo contesto è stata di eccessivo “ideologismo ecologista”, come se le morti premature per inquinamento atmosferico non fossero una realtà. La Pianura Padana, indipendente da come la si pensi a livello politico, è l’area più inquinata d’Europa e, non a caso, è nella lista delle zone con il maggior numero di decessi per inquinamento. Al contrario, secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente, circa 238.000 decessi per inquinamento atmosferico potrebbero essere evitati ogni anno in tutta l’UE se si rispettassero effettivamente le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Più della metà dei benefici deriverebbe nello specifico dalla riduzione dei decessi per infarto, ictus, diabete di tipo 2 e cancro ai
polmoni.

Massimo Tortorella

Ambiente, Consulcesi: oltre 1 mln richieste per azione “Aria Pulita”

Da giugno ad oggi sono 1.151.096 le dimostrazioni di interesse all’azione collettiva “Aria Pulita”, portata avanti dal team di legali di Consulcesi.

A guidare la lunga marcia contro l’inquinamento atmosferico in Italia – si legge in una nota – è Milano, non solo per il numero di richieste, circa 212mila, ma anche perché sarà la prima città a partire con l’azione legale. È stata infatti ufficializzata l’iscrizione a ruolo della prima azione collettiva, sono stati quindi depositati i ricorsi per violazione dei limiti di PM10 e di NO2. “Ora il giudizio è pendente dinanzi al Tribunale di Milano e in attesa che venga assegnato alla Sezione e al Giudice”, spiegano i legali di Consulcesi. L’udienza dovrebbe avere luogo la prossima primavera.

“È un primo bilancio positivo il quale suggerisce che siamo effettivamente sulla strada giusta e che abbiamo ben interpretato un bisogno insoddisfatto di buona parte della popolazione italiana – dichiara Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi Group -. In pochi mesi abbiamo intercettato un gran numero di cittadini ‘eco-coscienti’, ovvero consapevoli di quanto la scarsa qualità dell’aria possa incidere negativamente sulla propria salute, che hanno deciso di dare voce al proprio diritto di vivere in un ambiente salubre”, aggiunge. Sul podio delle città più ‘eco-sensibili’ c’è Milano con 211.286 richieste all’azione collettiva Aria Pulita, seguita da Roma con 140.635 dimostrazioni d’interesse e Torino con 47.893 richieste. La prima città del Sud interessata all’iniziativa legale di Consulcesi è Napoli con 44.659 dimostrazioni d’interesse.

Sanità, da Consulcesi guida gratuita per mettersi in regola su Ecm

Il ministro Schillaci, ‘regolarizzare propria posizione entro il 31 dicembre per evitare sanzioni’

Non ci saranno ulteriori proroghe. Lo ha annunciato più volte e ribadito il ministro della Salute Orazio Schillaci, capo anche della Commissione nazionale Ecm, invitando i professionisti a “regolarizzare la propria posizione entro il 31 dicembre per evitare sanzioni”. E’ corsa agli ultimi crediti per essere in regola, formarsi ed evitare le sanzioni previste, che prevedono anche la sospensione. Sempre al fianco dei professionisti sanitari, Consulcesi Club scende in campo con una serie di strumenti e soluzioni, tra cui la prima guida completa dedicata all’Educazione continua in medicina, per districarsi tra i dubbi e le domande più frequenti e supportare i professionisti sanitari nello svolgimento del proprio obbligo formativo. La guida, completamente gratuita – si legge in una nota – è stata presentata in occasione del webinar “Scadenza proroga Ecm, obblighi e opportunità per i professionisti della sanità”, organizzato da Consulcesi Club in collaborazione con il Provider Sanità In-Formazione.

I crediti di educazione continua in medicina sono indicatori che attestano il livello di aggiornamento che un professionista sanitario effettua negli anni. Per ogni triennio – dettaglia la nota – è obbligatorio accumulare 150 crediti. Il triennio in corso è iniziato nel 2023 e terminerà a dicembre 2025. Ma a dicembre 2023 scadrà anche l’anno aggiuntivo di proroga concesso agli operatori sanitari per rimettersi in pari con il triennio precedente 2020-2022, per i possibili ritardi causati dalla pandemia Covid, che ha visto i camici bianchi impegnati in prima linea.

È possibile recuperare tutti i crediti mancanti del proprio percorso formativo obbligatorio – chiarisce la nota – anzi questi giorni, fino alla scadenza della proroga del 31 dicembre, sono propizi per mettersi in regola perché sono ancora in vigore una serie di facilitazioni messe in piedi dalla Commissione nazionale Ecm per andare incontro alle esigenze dei professionisti, come lo spostamento dei crediti negli anni precedenti.

Se non si è in regola – riferisce la nota – le sanzioni per mancato aggiornamento sono disciplinate dalla legge Lorenzin 3/2017 e dal decreto legislativo 138 del 2011, che tratta dell’illecito disciplinare. In particolare, secondo questa normativa, i professionisti sanitari non adeguatamente aggiornati possono essere soggetti a varie sanzioni. Queste vanno dall’avvertimento da parte del proprio Ordine professionale, alla censura e alla sospensione (con durata da 1 a sei mesi), fino alla radiazione dall’Albo professionale nei casi più gravi.

La soluzione digitale del nuovo Consulcesi Club aiuta i professionisti aggiungendo più servizi e contenuti, maggiore accessibilità e personalizzazione. Tra le nuove soluzioni, proprio da oggi è online “Elenco Professionisti”, una sorta di LinkedIn privato. Si tratta di un network di medici e operatori sanitari all’interno di Consulcesi Club, per aumentare la visibilità online, ampliare la propria rete professionale, connettersi e condividere competenze ed esperienze. In più, l’esperienza diventa sempre più personalizzata attraverso contenuti e corsi appositamente selezionati, risorse studiate per supportare il lavoro e la vita privata, tool, calcolatori e moduli facsimile scaricabili.

L’accesso al Club – conclude la nota – fornisce infine accesso ai migliori servizi legali per la vita professionale e privata, consulenze illimitate in diverse aree del diritto, lettere di diffida e pareri legali su problematiche professionali grazie a un network di avvocati sempre a disposizione del professionista; un servizio assicurativo e consulenti esperti su cui contare per scegliere con consapevolezza la migliore soluzione assicurativa più adatta alle proprie esigenze, accesso alla prestigiosa banca dati PubMed, convenzioni escluse a cui accedere con facilità.

Consulcesi – Massimo Tortorella

Farmaceutica, ‘Best’ di Pharma Data Factory: svolta per monitoraggio sell-out farmacie

Permetterà alle farmaceutiche di capitalizzare al meglio i vantaggi offerti dall’articolo 34 del decreto-legge 73/2021 e alle agenzie ed enti istituzionali di monitorare i consumi su dati reali. E’ Pharma Data Factory, società appena nata e che con ‘Best, Beyond Sell-out Trend’ è pronta a  rivoluzionare il monitoraggio dei consumi farmaceutici e l’analisi dei dati di performance e di vendita. “Siamo in grado di offrire una misurazione del mercato in farmacia basata sui dati di vendita e dispensazione effettiva dei farmaci, in alternativa ai dati oggi maggiormente utilizzati dalle aziende che si basano sui dati di acquisto delle farmacie”, spiega Giorgio Cenciarelli, Ceo di Pharma Data Factory.
La soluzione all’avanguardia ‘Best’ – spiega una nota – vanta in assoluto la banca dati più puntuale ed estesa del mercato, con il 95% di farmacie monitorate grazie alla rilevazione dei consumi reali dei farmaci in Italia.
Questo è possibile grazie all’entrata in vigore dell’art. 34 del decreto-legge 73/2021 (il provvedimento che ha definito un nuovo flusso di raccolta dati per il monitoraggio puntuale di tutte le movimentazioni dei farmaci venduti tramite le farmacie italiane), ma grazie anche alle partnership con Federfarma e Assofarm.
Si mettono così prontamente a disposizione di agenzie ed enti istituzionali – Aifa, Agenas, ministero della Salute, ministero dell’Economia, Istat e Iss – dei dati di dispensazione previsti dall’art. 34, confermando così il ruolo centrale di Federfarma e Assofarm nella proficua interazione con l’amministrazione pubblica.
Innovativo anche metodo di aggregazione geografica, che combina i dati delle sezioni di censimento Istat e la geolocalizzazione di ogni singola farmacia, rendendo Best il nuovo standard di mercato per la misurazione dei consumi in farmacia. La copertura tendenzialmente censuaria ha infatti permesso la
costruzione di geografie territoriali molto capillari: 3.640 GeoCluster sono stati resi aggregabili in 720 distretti, 107 province e 20 regioni. Questa innovativa soluzione permette di perfezionare l’efficacia delle strategie commerciali, consentendo decisioni basate su dati di sell-out puntuali e completi, e offre informazioni accurate per ottimizzare la gestione delle risorse, migliorando la distribuzione dei prodotti farmaceutici con un impatto diretto e positivo sui pazienti.Le partnership, avviate già nel corso del 2021, con Federfarma e Assofarm – si legge nella nota – rappresentano l’elemento chiave dell’offerta di Pharma Data Factory, leader per l’accesso e la diffusione dei dati attraverso un’offerta tecnologica altamente innovativa. “Attraverso l’efficace implementazione dell’offerta tecnologica – dichiara il presidente di Federfarma, Marco Cossolo – sarà senz’altro possibile rafforzare i programmi di sorveglianza epidemiologica e garantire l’aderenza alla terapia farmacologica, così come previsto proprio dall’articolo 34, e ciò a tutto vantaggio della cittadinanza e del Servizio sanitario nazionale”. Aggiunge il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi: “Ritengo che sia veramente essenziale, a garanzia degli interessi della sanità nazionale, un efficace monitoraggio dei consumi in farmacia che con le moderne soluzioni tecnologiche possiamo finalmente realizzare”.
Nel posizionamento e nella proposizione di questo innovativo patrimonio di dati è strategica la partnership con Homnya (gruppo Consulcesi), player che vanta una vasta conoscenza del mercato farmaceutico e che metterà a disposizione di Pharma Data Factory il set di risorse, asset e competenze per informare, comunicare e promuovere questa straordinaria novità, accelerando l’adozione della soluzione Best come nuovo standard di mercato per tutte le aziende farmaceutiche. “Una sfida – commenta il direttore generale
di Homnya, Alessia Palluzzi – raccolta con grande determinazione da Consulcesi Homnya che, forte del know-how e dell’expertise maturato sul campo e della profonda conoscenza dei bisogni del target di riferimento, è pronta ad affiancare Pharma Data Factory nel raggiungere i nostri clienti e portare sul mercato questa grande innovazione, evidenziando le straordinarie potenzialità del dato ‘pressoché censuario’ di sell-out”.

Massimo Tortorella

Consulcesi: “Da Roma oltre 70 mila richieste per azione collettiva ‘Aria pulita”

Tira una brutta aria nella Capitale, in tutti i sensi. Le 13 centraline dell’Arpa Roma superano i nuovi limiti dell’Ue per le polveri sottili e biossido di azoto, e allo stesso tempo i cittadini sono stanchi e timorosi degli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute. Non è un caso se Roma è la seconda città d’Italia, dopo Milano, da cui sono arrivate le maggiori richieste di adesione all’azione collettiva ‘Aria pulita’, portata avanti dal team di legali di Consulcesi. Su oltre 600mila dimostrazioni di interesse – si legge in una nota – il 12% arriva dalla Capitale per un totale di circa 70mila, quasi il triplo rispetto a quelle di Napoli.
“I cittadini residenti a Roma – afferma Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi Group – stanno mostrando un crescente sentimento di insofferenza legato all’inquinamento atmosferico. Sono preoccupati per la loro salute e per quella dei loro cari. La qualità dell’aria è diventata a tutti gli effetti una priorità.
Dall’insofferenza si sta passando all’azione ed è questo esattamente che offre ‘Aria pulita’: uno strumento per far sentire la propria voce”. Roma è fra i 3.384 Comuni e città italiane candidabili all’azione collettiva ‘Aria pulita’ e gli stessi per i quali la Corte di giustizia europea ha multato l’Italia per violazione del
superamento dei valori soglia di polveri sottili (Pm10) e biossido d’azoto (NO2). In totale sono oltre 40 milioni le persone che possono richiedere, tramite l’iniziativa legale di Consulcesi, un risarcimento per aver respirato, loro malgrado, ‘aria avvelenata’.
“Ci auguriamo – aggiunge Tortorella – che questa maggiore consapevolezza dei cittadini romani sull’importanza di respirare aria pulita segua anche un cambio di marcia nelle politiche mirate a rendere più sano l’ambiente in cui viviamo. L’obiettivo dell’azione collettiva Aria pulita – sottolinea – non è soltanto
quello di aiutare i cittadini a essere risarciti per aver respirato aria inquinata, ma anche quello di stimolare i decisori politici ad affrontare coraggiosamente, una volta per tutte, il problema dell’aumento di emissioni inquinanti nell’atmosfera”. Per aderire all’azione collettiva, basta dimostrare, con un certificato storico di residenza, di aver risieduto dal 2008-2018 in uno o più dei territori coinvolti. Per scoprire se e come partecipare all’azione collettiva, Consulcesi mette a disposizione il sito aria-pulita.it.

Fondazione Consulcesi e As.Me.V: dalla dialisi all’urologia, la lunga strada compiuta dalle missioni del Progetto Eritrea

VIDEO – https://www.sanitainformazione.it/mondo/fondazione-consulcesi-e-asmev/
Visite specialistiche, interventi, nuove tecnologie e formazione: è questo in estrema sintesi il bagaglio che, missione dopo missione, i medici volontari dell’Associazione As.Me.V Calabria, con il sostegno della Fondazione Consulcesi, portano in Eritrea.
“Il progetto nasce proprio da una specifica richiesta dell’allora Ministro della Salute eritreo, Saleh Meky, una grande persona, che chiese a un medico che già operava lì in Eritrea come chirurgo plastico e ricostruttivo se fosse possibile fare la dialisi”, racconta Francesco Zappone, tecnico di apparecchiature elettromedicali, nonché volontario dell’ As.Me.V. Calabria, Onlus impegnata a fornire assistenza medica specialistica a persone indigenti ed in modo particolare a pazienti extracomunitari. “Questo collega conosceva l’attuale nostro presidente, il dottor Roberto Pititto, che andò in missione lì la prima volta nel 2005, giusto come sopralluogo, e disse che c’erano le condizioni per poter fare la dialisi. Così, il tempo di organizzarci e a gennaio 2008 eravamo lì per la prima volta”.
Nasce il primo centro di dialisi ad Asmara. “Con la prima missione, abbiamo portato lì quattro reni artificiali e insieme a Giancarlo Carravetta, un tecnico dell’impianto osmosi, abbiamo realizzato questo piccolo centro di dialisi che era di due posti, con due macchine in più di scorta. Inizialmente era un centro solo ed esclusivamente per acuti, per cui si trattavano pazienti che arrivavano nel pronto soccorso con insufficienza renale acuta. Ovviamente la prima
domanda che ci siamo posti è stata ‘che facciamo se un paziente acuto si cronicizza?’ Come accade spesso anche in Italia, in fase sperimentale abbiamo dovuto dire ‘andiamo avanti, vedremo poi’. È successo dopo appena due anni. È stato un caso più voluto da loro in fondo perché noi inizialmente avevamo avuto, per così dire, il consiglio di non parlare della dialisi proprio per non aprire speranze che non si potevano poi realizzare. Un giorno, eravamo lì in dialisi e arriva l’équipe della TV eritrea dicendo che dovevano fare un’intervista. Sembrava un po’ strana la cosa, e anzi ammetto che eravamo quasi preoccupati. Fatto sta che facciamo questa intervista e da quel giorno siamo diventati quelli della dialisi. Quello è stato il punto di svolta secondo me. Nel giro di due anni, quel centro di dialisi aperto all’Orotta Hospital di Asmara, capitale Eritrea, è cresciuta fino ad otto posti, diventando il centro di riferimento nazionale. A quattro anni da quella prima missione, un altro centro di dialisi, da otto posti letto, è stato aperto al Sembel Hospital. Attualmente
entrambi i centri lavorano benissimo, in autonomia, con infermieri e medici eritrei. Noi continuiamo a dare supporto, soprattutto tecnico e medico, perché nel frattempo abbiamo portato macchine di nuova generazione che possono ampliare le prestazioni”.
Com’è proseguito il progetto e che tipo di risultati avete ottenuto?
“L’As.Me.V Calabria, di cui faccio parte, è una piccola onlus. Quindi inizialmente ci sostenevamo soprattutto con aiuti locali, aziende con le quali lavoravamo soprattutto per quanto riguardava i macchinari. Ma ovviamente ci sono tanti altri costi in una missione, spesso non calcolati ma non meno importanti. Primi fra tutti, i biglietti aerei. In questo percorso abbiamo avuto la fortuna di conoscere quello con cui poi abbiamo aperto una collaborazione intensa: il professor Salvatore Galanti, persona squisita che lavorava lì già prima
di noi. Era un urologo, un chirurgo urologo, uno stacanovista che entrava in ospedale alle nove del mattino e usciva alle nove di sera. Andava anche lui due, tre volte all’anno. Lui al tempo era a bordo e guidava alcuni progetti charity del Gruppo Consulcesi, ed era riuscito a far portare lì, omaggiato da Consulcesi, un laser.
Ma quel laser, nel momento in cui doveva funzionare non aveva funzionato. Io mi trovavo lì in dialisi e mi chiese se potevo dare un’occhiata. Non era il mio campo ma decisi comunque di provare, e riuscii a farlo funzionare. Da allora, Galanti mi chiese se volevo aiutarlo ad organizzare le missioni, offrendomi il sostegno di Consulcesi per le spese come viaggi e alloggi, e così via. Da lì è nato il rapporto con Consulcesi; che devo dire è stato il salvavita del progetto, non solo di Asmara, proprio della dialisi e dell’urologia, perché ha
permesso di dare continuità al lavoro. Il problema della dialisi non è farla perché vai lì, scendi una settimana, installi le macchine, installi l’impianto osmosi, è farla funzionare. Formando il personale,
assicurando assistenza tecnica nel tempo. Il valore sta proprio nella continuità che si riesce a dare. Consulcesi ci ha permesso questo, supportandoci in quelle spese che purtroppo ci sono. Oggi, tra i due centri dialisi si eseguono tra i cinque e i seimila trattamenti all’anno. Dalla prima missione ad oggi, circa 500
pazienti acuti sono stati salvati da morte certa grazie alla dialisi. Da novembre del 2021 poi, mi sta accompagnando anche il dottor Arturo Carluccini, un chirurgo urologo che ha ripreso il percorso, purtroppo interrotto non per sua volontà dal professor Galanti. Abbiamo rimesso in funzione il litotritore che era
fermo e Arturo ha ripreso veramente come se fosse Toto. Entra in ospedale alle nove di mattina, lo vado a riprendere alle nove di sera. Fa circa cinquanta, sessanta visite in ogni missione e l’ultima volta, siamo stati poco, solo dodici giorni, ma è arrivato ad una quarantina di interventi, numeri importanti nel poco tempo disponibile”.
Che tipo di impatto ha avuto la pandemia da Covid-19 sulla missione e che cosa avete imparato da questo? “È stato un bel test. Perché ovviamente non siamo potuti andare per oltre un anno e mezzo. Però, la dialisi è stata sempre attiva. Ovviamente, ho trovato molte più macchine da riparare. Però fortunatamente avevamo previsto anche questo, nel senso che abbiamo lasciato molte più macchine di scorta rispetto a quelle che si lasciano qui nei centri dialisi. Quindi la dialisi non si è mai fermata. Questo ci ha fatto capire
soprattutto la qualità di questi infermieri e di questi medici”.
A proposito dei professionisti locali, come siete riusciti a superare il gap culturale e linguistico?
“Inizialmente c’era la difficoltà linguistica, anche se la lingua di base è l’inglese. Poi, negli ultimi sette, otto anni in particolar modo, l’università medica che si trova ad Asmara, ha iniziato a formare un bel po’ di infermieri, tra l’altro tutti giovani. Lì, è stata un’altra grande svolta per il progetto perché è stato più facile, per così dire, formare infermieri nuovi che vedevano la dialisi per la prima volta, per cui non avevano nessun retaggio da esperienze passate. È stato come avviare un computer nuovo, sono perfetti, mettono in
pratica in un modo perfetto quello che apprendono. Vedo come gestiscono i pazienti quando entrano in dialisi, come li dializzano e come li accompagnano. Vogliono capire le potenzialità della macchina, fanno domande. Giovani medici volenterosi che sono con la mente non aperta, spalancata”.
Che prospettive abbiamo per lo sviluppo del progetto?
“Per quanto riguarda la dialisi, per fortuna stiamo riuscendo, con dei progetti del Ministero degli Esteri, a rinnovare il parco tecnologico delle macchine. Stiamo portando giù macchine non solo nuove ma anche di ultima generazione. Lo abbiamo già fatto nell’Orotta Hospital e lo faremo al Sembel Hospital. Queste macchine riescono a fare delle terapie, anche specifiche. Per esempio, ci possono essere problemi di pazienti refrattari ai diuretici per quanto riguarda le cardiopatie. Allora queste macchine possono fare
dialisi specifiche anche pediatriche, specifiche per questi pazienti. Da un punto di vista medico invece, più formazione si dà e meglio è. Per un progetto che funzioni davvero, e che non sia solo frutto del cosiddetto turismo sanitario, bisogna cercare di trasferire più know-how possibile, quindi non essere egoisti con le proprie conoscenze. Contrariamente da quanto si possa pensare, ripeto, loro sono attenti, aperti anche alle innovazioni, anche su cose che non hanno mai visto. Credo che non dobbiamo inventarci nulla, basta portare quello che facciamo in Italia anche lì, che sia una competenza tecnica o medica. Ovviamente ci vuole una piccola predisposizione, ma niente di che. Perché poi uno quando va lì e pratica, scopre tanti altri aspetti. Ritorno sempre più ricco, non di questioni di dialisi, ma di tutti, tanti altri aspetti. Anche il rapporto
con culture diverse. Per me ogni missione è un enorme arricchimento. Per portare avanti i progetti nati dalla collaborazione tra As.Me.V e Fondazione Consulcesi, abbiamo bisogno di specialisti, nefrologi e urologi che abbiano soltanto la buona volontà di fare quello che fanno in Italia, farlo lì. Certo, bisogna possedere un po’ l’arte dell’arrangiarsi”, aggiunge ridendo Zappone. “Ma d’altronde è così, altrimenti non ci sarebbe la necessità di andare”.
Parlando di arricchimento umano, relazionale e culturale, ha qualche storia particolare? Qualcosa che porta nel cuore?
“Faccio un po’ di mente locale perché ne ho viste tante in questi quattordici anni. Mi torna alla memoria una storia triste nel suo epilogo, ma che mi ha colpito profondamente. C’era un ragazzo di ventisei anni che si era infortunato cadendo da un albero. Purtroppo, non hanno avuto la prontezza di portarlo in ospedale ma dal loro medico del villaggio, medico è una parola grossa ecco. Fatto sta che è andata in necrosi. Ha avuto l’amputazione della gamba, ma sempre con ritardo. Quindi questo poi ha cominciato ad andare in cancrena gassosa e l’abbiamo dializzato una settimana, ma sapevamo che ormai non potevamo fare altro, cercavamo solo di accompagnarlo al fine vita nel modo più decente possibile. È successo che qualche giorno dopo che il ragazzo purtroppo era morto, viene il direttore dell’ospedale. Eravamo io e Roberto
(Pititto, Presidente di As.Me.V e medico volontario), e ci dice che c’erano i parenti del ragazzo che ci volevano incontrare. Noi avevamo un po’ di timore onestamente. Forse sono arrabbiati, pensavamo…perché magari si aspettavano il miracolo. Arriviamo lì, e invece ci troviamo di fronte lo zio,
venuto a parlare a nome del padre, che si scusava, in sintesi, del fatto che il nipote ci avesse fatto perdere tempo, perché lo avevamo dovuto dializzare una settimana anche di domenica. Io e Roberto ci guardavamo increduli”.

Massimo Tortorella

Ambiente, Consulcesi, dilaga Ecoansia, boom adesioni all’azione collettiva aria pulita

Consulcesi registra una nuova impennata delle adesioni all’azione collettiva Aria Pulita mentre nel Paese dilaga il fenomeno dell’ecoansia ed il timore per i cambiamenti climatici legati all’inquinamento. “Nelle ultime settimane – annuncia il Presidente Massimo Tortorella – c’è stato un incremento del 20% dei partecipanti alla nostra causa per le violazioni dei limiti di Pm10 e biossido di Azoto in oltre 3mila comuni italiani. In pochi mesi abbiamo raccolto già decine di migliaia di adesioni che di giorno in giorno crescono esponenzialmente”. Stando alle segnalazioni raccolte sul portale ‘Aria Pulita’ e sui social, il boom di richieste di partecipazione all’azione collettiva è la testimonianza di poter raggiungere un numero sempre più
elevato di ricorrenti per spingere le Istituzioni a trovare soluzioni e metterle in pratica rapidamente.
“Siamo convinti che l’ampia partecipazione all’azione collettiva ‘Aria Pulita’, oltre a riconoscere un risarcimento per il danno subito e accertato dalla stessa Corte di Giustizia Europea, servirà a scuotere le coscienze dei decisori politici. Speriamo che, una volta messi alle strette, sentiranno più forte – commenta
Massimo Tortorella – la necessità di mettere finalmente in atto tutte le misure urgenti e necessarie di contrasto all’inquinamento atmosferico a tutela del diritto di ogni cittadino di vivere in un ambiente salubre. È importante per noi oggi e lo sarà di più per i nostri figli e le generazioni future ancora”.
La mappa dell’Ecoansia: Dolore, rabbia, senso di colpa e vergogna sono solo alcuni dei sentimenti che travolgono coloro che soffrono di ecoansia, un disagio che si sta diffondendo come un’epidemia in Italia.
Complici le ondate di calore estreme di questi giorni, così come anche i nubifragi, le alluvioni, le grandinate record che hanno colpito il Nord Italia, è aumentata la consapevolezza degli effetti devastanti dell’inquinamento e di conseguenza dei cambiamenti climatici. Gli psicologi parlano di una crescente
ondata di stress e angoscia tra gli italiani, specialmente i più giovani, legata ai cambiamenti climatici e ai timori per il futuro.
“Non credo che sia un caso che le adesioni arrivino maggiormente dai comuni d’Italia più colpiti da questi eventi meteorologici estremi e che hanno notoriamente i più alti livelli di inquinamento atmosferico”,  conferma Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi. La maggior parte delle adesioni, oltre il 65%, arrivano dal Nord Italia: Milano, Brescia, Modena, Bologna, Carpi e molti altri comuni tra i più popolosi della Pianura Padana. Il 20% circa arriva invece dalle città del Centro Italia, in primi Roma, seguita da Prato e Firenze. Le restanti, invece, provengono dalle grandi città del Sud, come Napoli, Taranto e Brindisi. E dalla Sicilia con Catania e Palermo che fanno da capofila. Sono tutti comuni e città che rientrano nell’elenco degli oltre 3.300 individuati dal team di legali di Consulcesi come candidabili all’azione collettiva ‘Aria Pulita’ e gli
stessi per i quali la Corte di Giustizia Europea ha multato l’Italia per violazione del superamento dei valori soglia di polveri sottili (Pm10) e biossido d’azoto (NO2). In totale sono oltre 40 milioni lepersone che possono richiedere, tramite l’iniziativa legale di Consulcesi, un risarcimento per aver respirato, loro
malgrado, “aria avvelenata”.
L’azione collettiva: Possono aderire all’iniziativa legale Aria Pulita tutti coloro che hanno risieduto nelle
zone dove si sono verificate le violazioni accertate dal Corte di Giustizia Europea (sentenza del 10/11/2020 e sentenza del 12/05/2022). Per aderire è sufficiente dimostrare, tramite certificato storico di residenza, di
aver risieduto per almeno 1 anno continuativo, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2018, in uno o più dei 3.384 comuni italiani individuati. Si stima un risarcimento fino a 99 euro al giorno, che andrà moltiplicato per ogni giorno di ciascun anno relativo al periodo di violazione. Per scoprire se e come partecipare alla causa collettiva, Consulcesi mette a disposizione il sito di Aria Pulita: www.aria-pulita.it.

Consulcesi, con nuova stretta Ue su limiti smog, +10% Comuni ‘fuori legge’

Con la riduzione dei valori limite degli inquinanti atmosferici approvata dal Parlamento europeo, inserita nel nuovo regolamento comunitario sulla qualità dell’aria, aumenteranno i comuni italiani ‘fuori legge’. E’ quanto segnala il network legale di Consulcesi stimando che i nuovi parametri porteranno a un’estensione dei territori italiani considerati inquinati e quindi, anche a un aumento dei cittadini che potranno aderire all’azione collettiva “Aria Pulita”, finora riservata ai residenti di oltre 3.300 comuni. I nuovi valori soglia europei, secondo gli esperti Consulcesi, andranno dunque ad allargare di circa il 10% la platea dei possibili nuovi partecipanti all’azione collettiva “Aria Pulita”.

“Sono già diverse migliaia le adesioni finora ricevute, che continuano a crescere di giorno in giorno – riferisce Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi -Così come è avvenuto recentemente in Francia, aver risvegliato la coscienza degli italiani sul diritto a respirare aria pulita sta facendo moltiplicare le richieste di partecipazione alla nostra iniziativa legale che punta a ‘costringere’ le istituzioni a risarcire i cittadini italiani a cui non è stato garantito il diritto a vivere in un ambiente salubre”.

“L’azione collettiva ‘Aria Pulita’, che già possiede la forza dei numeri, vista l’ampia platea a cui si rivolge, è ad oggi la migliore ‘arma’ che abbiamo per influire concretamente sulle decisioni politiche – sottolinea Tortorella – Il nostro obiettivo, infatti, non è solo quello di consentire agli italiani di essere risarciti, ma è anche quello di spingere le istituzioni a mettere in atto tutta una serie di azioni in grado di migliorare la qualità dell’aria e, di conseguenza, la salute del Pianeta e di chi lo abita”.

“Non possiamo che ritenerci soddisfatti della decisione del Parlamento europeo di puntare a obiettivi più severi per il 2030 e, in particolare, di abbassare i valori limite di diversi inquinanti, tra cui il particolato (Pm2.5, Pm10), l’NO2 (biossido di azoto), l’SO2 (anidride solforosa) e l’O3 (ozono) – spiega Tortorella – Condividiamo appieno infatti l’intento di assicurare che la qualità dell’aria delle città (e non solo) europee, e quindi anche italiane, non sia dannosa per la salute umana, come invece accertato da numerosi studi scientifici. Gli europarlamentari – continua – hanno sottolineato inoltre la necessità di aumentare il numero di punti di campionamento della qualità dell’aria, soprattutto nei centri urbani, e di utilizzare indicatori chiari e comuni nei diversi Stati. Un chiaro segno della volontà di prendersi finalmente cura del nostro Pianeta”.